Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
[I contemplativi] vivono in una perpetua pace e quiete dell’anima, pigliano dalla mano di Dio tanto il bene quanto il male. Nessuna cosa di questo mondo gli fa molestia, né i venti della superbia non li possono separare da Dio (II 472).
Per fra Tommaso “molestia” è tutto ciò che turba l’anima, che le impedisce di essere unita a Dio. Per noi, generalmente, è una certa sensazione di disagio, tormento e disturbo nell’esercitare le nostre quotidiane attività, e spesso si traduce in una reazione di irritazione, stizza e insofferenza verso chi ce la provoca. In questi ultimi anni si sente molto parlare di un particolare tipo di molestie, quelle sessuali che producono un turbamento del benessere fisico o della tranquillità spirituale.
«Maria, accorgendosi della tribolazione di Giuseppe, si affliggeva e raccomandava a Dio il suo caro sposo, pregando che lo liberasse dai molesti pensieri. [… Apparve] un angelo in sogno a Giuseppe, dicendogli che non temesse della sua sposa Maria, perché era gravida per opera dello Spirito Santo, facendolo capace del mistero dell’incarnazione, levandogli ogni timore» (I 345). «E ancorché questo glorioso vaso d’elezione [san Paolo] avesse domato la sua carne, fatta ubbidiente allo spirito, tuttavia andava ancor dicendo che sentiva dentro di sé una legge che ripugnava allo spirito così fattamente che pregò Dio lo liberasse da tal molestia» (III 147).
«Il vero amico di Dio a tutte le cose comanda, a se stesso e alle proprie passioni; nessuna cosa lo molesta, perché le ricchezze di Dio e i tesori suoi manifesta Dio all’anima, con i quali s’arricchisce delle grazie e si fortifica» (II 481). «Conoscono i servi d’Iddio che sono tante le dolcezze dello spirito che anco si scordano del corpo e il corpo non gli è di molestia» (III 225). «Una sola cosa gli può dar molestia, cioè l’esser separato da me [Dio]; e per aver me non teme tormenti, morte atroce, ancorché per aver me dovesse esser posto in ardente fornace» (II 330).
«Il diavolo, quando vede un’anima esercitar […] ogni bene e ogni virtù, vede che perde e non fa frutto di quella; e perciò tanto più si affatica per molestarla e ritirarla dal bene, or con paure di mostri apparenti, or con visioni d’angioli per ingannare, or con voci spaventevoli per atterrire» (II 398). «O anima devota e benedetta, vuoi tu vincere la passione? Abbi confidenza in Dio e non temere. Accorgiti che il diavolo è come un cane legato, che non può mordere se non te le appressi: può ben abbaiare per atterrirti, ma non molestarti od offenderti» (II 396). «Si ricordi, o amico del mio Dio, che i gusti, diletti, glorie di questa vita miserabile finiscono con un accidente, ma i meriti, sopportando queste molestie, dureranno eternamente. Oh, beate fatiche! Oh, dolce patire per amore di chi tanto patì per nostro amore!» (IV 203).
«Chi avrà ardire di molestare e offendere questa sì cara sposa di Cristo [la chiesa] lo sterminerà, confonderà l’orgoglio e temerità di superbi» (II 573), «Donde sin al presente si vede palpabilmente la verità della fede cattolica, ch’essendo già passati 1629 anni che Cristo fondò la sua chiesa, non è ancor mai stata distrutta. E quanto più è stata molestata, tanto più s’è ingrandita, sì come in pratica si vede» (III 70).





