Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Dio sollevò Maria e non la lasciò imbrattarsi nelle immondizie del peccato originale: perché il diavolo si sarebbe potuto gloriare appresso a Dio dicendo che sua Madre fosse stata sua schiava e serva (I 127).
Rispetto ad anni fa, mai come oggi ho visto le nostre città e i paesi così ricchi di… “bidoni di immondizia”, il cui asporto (e ringraziamo quanti vi si prestano) costituisce una spesa nel bilancio familiare e un viavai di camion diretti alle “isole ecologiche”. Ai tempi del nostro fra Tommaso, credo che non esistesse questo problema o era molto meno appariscente e più facilmente risolvibile. Pertanto egli non scrive di immondizie materiali, ma di quelle che inquinano l’anima e allontanano da Dio.
«E che Iddio potesse liberare Maria da questa caduta non credo che nessuno abbia ardimento di contraddire: che un Figliolo, potendo liberare la madre da un abisso pieno di inordinate immondizie, colmo di fetore, non la liberasse?» (I 127). «Un’altra ne dirò. Si se trovasse un re o principe che, avendo un vaso o bicchiere e che vi fosse stato dentro qualche cosa immonda e stomacosa, per certo non vi mangerebbe né berrebbe, perché la sola memoria di quella immondizia gli renderebbe nausea e vomito. [… Così] quel Re del cielo che doveva star per nove mesi in quel vaso del ventre di Maria» (I 127). «Questo vaso purissimo di Maria, nel quale doveva abitar il Figliolo di Dio, non doveva star tra le immondizie del mondo» (I 132).
«O felice anima, o ben avventurata colomba, poiché voli tant’alto che le immondizie dei vizi e dei peccati non si possono attaccare a te» (II 509). «Non so come ci siano padri e madri tanto pazzi e spensierati che permettono alle loro figliuole di ascoltare cose tali, ché purtroppo la carne insegna tante immondizie» (cf. III 121). «I reliquiari si tengono in luogo puro, lontano da polvere, discosti da ogni immondizia, in luogo dove ladri non possano metter le mani, dove il solo principe di questo reliquiario si gode» (I 128).




