– “Per la celebrazione del funerale non c’è una tariffa da versare alla parrocchia”, le agenzie funebri non devono inserire nei propri tariffari offerte destinate alla Chiesa. Le famiglie possono contribuire esclusivamente con offerte libere. L’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, con una lettera indirizzata alle comunità cristiane è intervenuto sulle celebrazioni dei funerali stilando un vero e proprio vademecum: niente tariffe, stop ai discorsi interminabili durante l’ultimo saluto. Le ceneri, vanno custodite nei cimiteri. Sui discorsi di commiato, Delpini ha evidenziato che sono spesso ”troppo numerosi, troppo lunghi, troppo sgraziati”. Dovranno essere concordati con il celebrante.
Nelle sale del commiato non si può celebrare il funerale cattolico. Sono possibili visite, preghiere e momenti di vicinanza alle famiglie. Quanto al discorso legato alla cremazione e alle ceneri, l’arcivescovo di Milano ha invitato a custodirle nei cimiteri, osservando che ”conservarle in casa contraddice la dimensione comunitaria della fede”. Quindi la proposta di valutare ”spazi appositi nelle chiese e momenti comunitari per la benedizione delle urne”.
Nella lettera alle comunità cristiane sulla celebrazione delle esequie e la professione di fede nella risurrezione’, l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, dedica un paragrafo al rapporto con i familiari della persona deceduta: ”Per quanto è possibile, il prete, il diacono, i ministri incaricati devono cercare un rapporto diretto con la famiglia del defunto. Il servizio delle onoranze funebri non deve essere un filtro, ma un tramite per l’incontro con i parenti”.
Un’attenzione particolare va riservata anche allo svolgimento della celebrazione: ”Nel rapporto con le famiglie è possibile concordare le forme della celebrazione, tenendo presente la sensibilità delle persone, le consuetudini della parrocchia, la disponibilità dei ministri”. In ogni caso, precisa mons. Mario Delpini, ”la scelta tra la celebrazione della Messa e la liturgia della Parola non può essere l’imposizione di uno schema uniforme o una scelta compiuta solo dal ministro celebrante”.
Nella parte finale della lettera, Delpini parla della necessità che la comunità accompagni le persone che sono nel dolore: ”Terminate le celebrazioni, la comunità cristiana deve trovare il modo di accompagnare le persone con segni di attenzione e di prossimità: si è creato infatti un vuoto che non si può colmare, una pena che non si può consolare se non con intensa preghiera e sollecitudine fraterna”.
E ribadisce l’importanza della preghiera di suffragio per i defunti: ”La preghiera per i defunti esprime la fede della comunità cristiana che la vita non è tolta, ma trasformata e a chi muore in pace con Dio è dato il possesso di una gioia senza fine”.





