Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
La riflessione
“Una donna è come una bustina di tè: non sai quanto è forte finché non viene scottata dall’acqua bollente”. Questa frase di Eleanor Roosevelt mi sembra definire bene sia la donna tosta che è protagonista del Vangelo di oggi, sia Maria che ieri abbiamo celebrato nell’assunzione al cielo, cioè nel compimento e nella realizzazione piena della vita. Due donne scottate da fatiche, dolori, dubbi, che hanno saputo far uscire l’aroma della fede, della speranza, della fortezza per custodire la vita, sostenerla e farla crescere, comunque e nonostante tutto. Quante donne sono come loro! Ma queste sono qualità non solo femminili: quanti uomini sono come loro! Sono persone “gonfie d’amore e trapuntate di stelle”(come le descrive Mariangela Gualtieri in una sua poesia ***). Queste due caratteristiche indicano quelle persone che hanno non solo la capacità di resistere alle difficoltà, ma soprattutto e innanzitutto hanno l’umiltà di impastare fragilità e speranza, hanno la pazienza di cicatrizzare le ferite senza dissanguarsi, hanno il coraggio di ricominciare senza cedere al risentimento.
Perché nella vita arriva, prima o poi, per ciascuno, quell’acqua bollente che scotta: una malattia, un lutto, una delusione, un fallimento, una frustrazione, una crisi, una storia che finisce, una porta che si chiude. Non chiediamoci “come faccio a evitare l’acqua bollente?”. Non si può e non ci si riesce. Chiediamoci piuttosto: “Che cosa uscirà da me quando arriverà?”. Uscirà amarezza o dolcezza? rabbia o ottimismo? paura o fiducia? chiusura o capacità di novità? Le difficoltà non determinano “cosa” siamo, ma quello che sappiamo far uscire da noi quando arrivano le difficoltà dice molto di “chi” siamo davvero, di “chi” siamo dentro. Ci sono personeche sono state scottate e hanno mostrato una forza che forse nemmeno loro sapevano di avere. Allora capiamo che la forza che ci indicano oggi Maria e la donna tosta del Vangelo non è solo quella che resiste, ma è quella che – come la bustina di tè – fa uscire il meglio di sé e nello stesso tempo dona qualcosa di buono agli altri. Ognuno ha questa forza e ha bisogno di questa forza: una forza che non schiaccia ma libera e solleva, che non divide ma costruisce fiducia, che non si impone ma custodisce, che non possiede ma fa crescere e genera futuro, che non conquista recinti per sé ma crea orizzontiinsieme.
La forza più potente non è quella di chi alza la voce, di chi vince, di chi domina, di chi possiede, di chi controlla. La forza più vera è restare. Restare quando sarebbe più facile scappare. Restare fedeli quando sarebbe più conveniente tradire. Restare nella speranza quando tutto suggerisce di arrendersi.Restare comunque e nonostante tutto. Essere “gonfi d’amore e trapuntati di stelle” è dunque essere come una bustina di tè che fa uscire il suo aroma migliore proprio quando viene scottata dall’acqua bollente.






