L’uomo è intelligentissimo: fare ridere senza essere volgari, si addice al genio di chi – come credito per la simpatia datagli pagando il biglietto – ti lascia come gadget una serie (infinita) di domande. Pif è uno di questi geni: dietro lo sguardo furbo dell’ex iena, abita l’intelligenza e il cuore dell’uomo mai stanco di interrogarsi. Di partorire domande. Non poteva che rimanere incantato, dunque, da quell’altro genio, mistico e pur ironico: Papa Francesco. Pif dice che con la sua «semplicità ti faceva pensare che fosse lui a venire da te, però secondo me era anche un metodo per fare il contrario: era lui che ti elevava e ti portava a sè». Sulla falsariga di sant’Agostino, che, incontrando Ambrogio, si sentì dire: «E’ inutile che tu cerchi Dio, sarà lui a trovare te». Per questo “Che Dio perdona tutti” – l’ultima commedia di Pif con Michele Astori – è la Summa Ironica della fede cristiana: “E’ più cristiano uno che si limita a pregare o uno che si limita a fare?” L’incontro tra Pif e Papa Francesco ha ringiovanito questa domanda.
L’uscita nelle sale è perfetta per leggerla come gesto di riconoscenza nel primo anniversario della morte del Papa argentino. Lui che riusciva a parlare al cuore dei non credenti (degli agnostici come Pif) innervosendo il cristiano di routine, ritrova celebrata in questa commedia l’umanità che l’ha reso amabile ai povericristi, alle loro storie deragliate. Come gratitudine per l’ospitalità ricevuta in udienza in quello sguardo, Pif regala allo spettatore uno squarcio sull’uomo Bergoglio. Difficile non commuoversi quando Arturo, il protagonista, racconta al Papa la sua difficoltà di vivere la castità con la sua Flora. La risposta del Papa è un pezzo d’artigianato: “Parli della corda a casa dell’impiccato (figliolo)”. Quasi a rassicurarlo che se la fede ci può dividere, c’è un’umanità – con gioie e fatiche – ad unirci. A far sentire fratello del Papa anche un agnostico come Pif.
Ai titoli di coda, la ragazza con i pop-corn seduta dietro di me: “Come fare due ore di catechismo senza annoiarti, anzi facendoti pensare”. Un consiglio nel caso zia Pinuccia non rinnovasse la sua disponibilità a fare la catechista l’anno prossimo? O zia Pinuccia, guardando la commedia di Pif, ritrova il gusto di Dio.






