Da domenica scorsa la basilica papale di Santa Maria Maggiore ha un sepolcro illustre in più, quello di Papa Francesco.
Va ricordato che sono diversi i pontefici che hanno scelto la basilica mariana nel corso dei secoli come ultima dimora.
Dal 1914 tutti i Pontefici sono stati sepolti nelle Grotte Vaticane, ma nella Basilica di Santa Maria Maggiore sono sepolti 7 pontefici, nella Basilica Lateranense 22, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura 5, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura 2, nella Basilica dei Santi XII Apostoli uno, nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva uno, nella chiesa di Sant’Ignazio uno, a Sant’Agnese in Agone uno, e altri fuori Roma.
A Santa Maria Maggiore si trovano i sepolcri di Onorio III (1216-1227), Niccolò IV (1288-1292), Pio V (1566-1572), Sisto V (1585-1590), Clemente VIII (1592-1605), Paolo V (1605-1621), Clemente IX (1667-1669), Francesco (2013-2025).
La sepoltura di Papa Francesco si trova in una nicchia che fino ad oggi era chiusa da una porta nella navata sinistra tra altre due nicchie dove si trovano i confessionali. Subito dopo si entra nella Cappella Paolina dove è conservata la icona della Salus Populi Romani e la Cappella Sforza.
Per capire meglio la storia artistica e di fede della Basilica mariana forse più antica del mondo, recentemente è stato pubblicato un volume che racconta il passato e il presente di questo prezioso scrigno d’arte.
Perché se è vero che Santa Maria Maggiore non ha le dimensioni di San Pietro, è anche vero che è ricca di storia, reliquie e capolavori.
A cominciare dai mosaici relativi alla prima basilica paleocristiana. L’abside, lparco trionfale e la navata centrale sono arricchiti da mosaici sfarzosi. Nella navata centrale illustrano le storie della Bibbia e nell’abside l’orosottolinea la maestà della incoronazione di Maria da parte del Cristo, e l’arco trionfale, del V secolo come la navata, mostra anche i Re Magi. Ricchissima anche la fase medioevale con i mosaici della facciata che oggi è coperta dalla loggia settecentesca.
I mosaici del XIII secolo raccontano la nevicata miracolosa, ma nel periodo barocco la facciata fu “nascosta” dalla nuova veste firmata da Ferdinando Fuga nel 1750.
Se torniamo all’interno possiamo ammirare le diverse cappelle laterali a cominciare da quella del Presepio, la cappella Sistina firmata da Domenico Fontana per Papa Sisto V.
Il Tabernacolo di Ludovico del Duca in bronzo dorato è un elemento teologico chiave dell’intera Cappella Sistina. Con i suoi portici e le sue colonne avvolte da viti, rimanda al Tempio di Salomone ed esprime innanzitutto il significato letterale del nome della città in cui nacque Gesù: “Betlemme”, la casa del pane. Ai lati si trovano i monumenti funebri del committente Sisto V e di San Pio V.
C’è poi la Cappella Sforza è il mausoleo dei cardinali Guido Ascanio Sforza di Santa Fiora ed Alessandro Sforza. I fratelli riuscirono nel 1562 a coinvolgere nel progetto l’ottantasettenne Michelangelo. La Cappella Cesi, dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, fu commissionata verso il 1550 dal cardinale Federico Cesi. Fu Girolamo da Sermoneta a dipingere la pala d’altare raffigurante il Martirio di Santa Caterina. Infine la Cappella Paolina è il cuore del complesso programma edilizio di Santa Maria Maggiore, attuato da Paolo V.
L’intera cappella è decorata fino alla zona della cupola con preziosi marmi colorati, la cui ricercatezza aumenta con l’appropinquarsi al tabernacolo-reliquiario per la Salus Populi Romani. Quest’ultimo, disegnato da Girolamo Rainaldi e realizzato da Pompeo Targone, è composto da quattro colonne di diaspro di Barga. Il suo rivestimento uniforme di lapislazzuli ricorda un cielo nuvoloso ed evoca una porta celeste.
Nella cupola dipinta da Lodovico Cigoli, la Madre di Dio è accolta nella gloria celeste. Maria poggia su una riproduzione naturalistica della luna rispondente alle osservazioni astronomiche di Galileo Galilei divulgate nel 1610 tramite l’opera Sidereus Nuncius.
Su commissione di Papa Pio IX (1846–78), l’architetto romano Virginio Vespignani realizzò la Confessio (1861–64) collocata davanti all’Altare Papale. Vespignani utilizzò circa settanta tipi diversi di marmo, estratti per la maggior parte dai coevi scavi svolti a Roma e Ostia.
La Confessio rinvia all’importanza di Santa Maria Maggiore quale Betlemme dell’Occidente e Basilica natalizia di Roma. A partire dal pontificato di Teodoro (642–649), oriundo di Gerusalemme, essa fu anche denominata Sancta Maria “ad Praesepem”. Il titolo si riferisce alle cinque asticelle in legno di sicomoro (ficus sycomorus), parte della mangiatoia in cui è stato adagiato il bambinello Gesù. Datate da studi recenti scientificamente al periodo della sua nascita, sono conservati in un reliquiario in cristallo di rocca, progettato da Giuseppe Valadier (1802) in forma di culla.
Certo le meraviglie di questa splendida basilica non si possono ripercorre in breve tempo. Possiamo aggiungere solo che a Santa Maria Maggiore è sepolto anche Gian Lorenzo Bernini nella navata laterale destra. Una semplice epigrafe latina esprime la speranza di risurrezione di Pietro e Gian Lorenzo, che avevano la propria bottega dietro la Cappella Paolina. (ACI Stampa).






