“Nessuna ingiustizia può cancellare la bellezza. Nella vita comprendiamo che più una bellezza è fragile, più chiede cura e responsabilità. Questo, carissimi, è il senso principale della mia presenza oggi ad Acerra:
confermare e incoraggiare quel sussulto di dignità e responsabilità che ogni cuore onesto avverte quando la vita germoglia e subito è minacciata dalla morte”. Lo ha detto il Papa nell’incontro ad Acerra con i sindaci dei novanta Comuni della ‘terra dei fuochi’.
Leone riferisce di avere incontrato nel duomo alcuni familiari delle vittime dell’inquinamento che, “negli ultimi decenni, ha reso tristemente nota quest’area come ‘Terra dei fuochi’: un’espressione che non fa giustizia al bene che c’è e che resiste, ma che ha certamente facilitato una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini”.
Il Papa, nell’incontro ad Acerra, con i sindaci e le popolazioni dei novanta comuni della ‘terra dei fuochi’, ha voluto dare un messaggio di speranza: “La vita c’è e contrasta la morte; la giustizia esiste e si affermerà. Occorre, certo, scegliere la vita e liberarsi dai legami di morte. C’è sempre una sottile convenienza nella rassegnazione, nei compromessi, nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose. Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze. Per questo – ha chiesto il Papa – vorrei dire a tutti voi: assumiamoci ognuno le proprie responsabilità, scegliamo la giustizia, serviamo la vita! Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano”.
“Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti. Il valore e il peso di quel dolore impongono di provare insieme a essere testimoni di un nuovo patto. Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non è tempo di rimozione, ma di azione etica e di memoria operosa. È il momento di uno sguardo contemplativo, quello cui l’Enciclica Laudato si’ ha richiamato tutti gli esseri umani, ciascuno a partire dalle sue responsabilità”, ha detto ancora il Papa.
Il Papa torna a lanciare un monito contro il “moltiplicarsi dei conflitti, dietro ai quali c’è la corsa all’accaparramento delle risorse; lo vediamo resistere ogni volta che chi ha responsabilità politiche e istituzionali è troppo debole verso chi è forte; lo ritroviamo attivo in uno sviluppo tecnologico che mira ai vertiginosi profitti di pochi ed è cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro. Per questo, se siamo chiamati a cambiare, è a partire dal nostro sguardo”.
Leone XIV ha sottolineato ancora: “Secondo alcuni, lasciare un mondo migliore ai nostri figli è diventata un’ambizione molto grande. Non lo deve essere, però, la missione di lasciare al mondo figli e figlie migliori. L’impegno educativo è alla nostra portata ed è prioritario”. “Non è facile ammetterlo, tuttavia è questo l’inizio del futuro: è come una porta che si apre su ciò che fin qui non abbiamo pensato, né creduto, né amato abbastanza”, ha concluso il Pontefice.
Il Papa ad Acerra chiede di “correggere la rotta, agire ogni giorno su abitudini e pregiudizi in cui ci siamo accomodati, vedere oltre il nostro recinto significa davvero incontrarci. È talvolta un sentiero in salita e poco tracciato. Un esempio concreto: il nome ‘terra dei fuochi’ – ha sottolineato Leone XIV – rinvia ai roghi accesi ai margini delle città, talvolta da minoranze respinte ed emarginate di fratelli e sorelle di cui pochi hanno conoscenza e stima. L’emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita è contrastare l’emarginazione, non gli emarginati, è rompere l’intera catena, non colpire solo l’ultimo anello”, ha chiesto Prevost.
Le parole del Sindaco di Acerra
“Il nostro è un territorio complesso, con ferite profonde prodotte da malfattori che hanno servito il profitto. Subiamo le sofferenze dell’inquinamento, il dramma dei roghi, il dolore delle famiglie. Ferite che richiedono giustizia, verità e cura. Questa però non è terra di rassegnazione, ma di resistenza civile e riscatto morale, che ha sete di un profondo cambiamento”. Così il sindaco di Acerra, Tito d’Errico, ha presentato al Papa la realtà del territorio, parlando in piazza Calipari anche a nome dei primi cittadini dei 90 comuni della Terra dei fuochi.
All’appuntamento, con migliaia di fedeli e rappresentanti dei comitati civici per la difesa dell’ambiente, partecipano anche i rappresentanti delle istituzioni: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il prefetto di Napoli Michele di Bari, il presidente della Regione Roberto Fico, il sindaco della città metropolitana e presidente dell’Anci Gaetano Manfredi. D’Errico li ha citati e ringraziati per un impegno comune condotto assieme ai sindaci che “rappresentano il motore di questo rinnovato corso”. Il sindaco ha ricordato i risultati della cabina di regia sul risanamento ambientale coordinata da Mantovano, ribadendo l’impegno “per il contrasto rigoroso all’illegalità, il monitoraggio e la prevenzione delle malattie. ma anche per promuovere i frutti di una agricoltura d’eccellenza e difendere il lavoro sano per estirpare le radici del malaffare”.
Le parole del Vescovo di Acerra
“Mai più, mai più Terra dei fuochi. La nostra terra non sia conosciuta solo per le sue ferite, ma soprattutto per la forza della sua gente, la resilienza, laboriosità, storia e cultura, la capacità di accogliere i migranti e la scelta ostinata di restare qui nonostante tutto”. Così il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, ringraziando il Papa al termine dell’incontro in piazza Calipari con i fedeli, i sindaci, i comitati civici. “Le sue parole hanno riacceso i riflettori su questa terra ferita, speriamo che ora non si spengano”.
“Nel ricordo dei nostri morti – ha aggiunto il vescovo – vogliamo fare una dichiarazione di impegno: ci assumiamo tutti, nessuno escluso, le nostre responsabilità, ciascuno nel suo ruolo. Alle istituzioni chiediamo di assicurare continuità all’opera iniziata, evitare gli errori del passato, intensificare l’impegno per le bonifiche e la difesa della salute pubblica, il controllo sulla qualità dell’aria e contro i roghi tossici, il rilancio dell’agricoltura”. Ancora: “Noi cittadini ci impegniamo a credere nel cambiamento, a prenderci cura della casa comune, a educarci a nuovi stili di vita, a stimolare il potere politico per normative e controlli più rigorosi”. Le Chiese “promuovano la conoscenza della Laudato sì e l’educazione per il rispetto del creato, collaborando con le istituzioni e se necessario denunciandone lentezze e inadempienze”.






