“Desidero esprimere la mia vicinanza a quanti sono nel dolore per la tragedia di Crans Montana, in Svizzera, assicuro la mia preghiera per i defunti, per i feriti e i familiari”. Lo ha detto Papa Leone XIV durante la recita dell’Angelus in Piazza San Pietro. Il Pontefice ha anche parlato della situazione in Venezuela. “Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela. Il bene del popolo deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace. Si garantisca la sovranità del Paese e si assicuri lo stato di diritto inscritto nella costituzione, rispettando i diritti umani e civili di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, stabilità e concordia, ha detto Leone. “Si presti una speciale attenzione ai poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica, preghiamo chiedendo l’intercessione della Madonna di Coromoto e dei santi José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles”, ha continuato il Papa.”Continuiamo ad avere fede nel Dio della pace, preghiamo e siamo solidali con le popolazioni che soffrono a causa delle guerre”.
”In questa seconda domenica dopo il Natale del Signore, desidero anzitutto rinnovare i miei auguri a tutti voi. Dopodomani, con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, concluderemo il Giubileo della speranza, e proprio il mistero del Natale, in cui siamo immersi, ci ricorda che il fondamento della nostra speranza è l’incarnazione di Dio. Il Prologo di Giovanni, che la Liturgia ci propone anche oggi, ce lo ricorda: ‘Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi’. La speranza cristiana, infatti, non si basa su previsioni ottimistiche o calcoli umani, ma sulla scelta di Dio di condividere il nostro cammino, affinché non siamo mai soli nella traversata della vita. Questa è l’opera di Dio: in Gesù si è fatto uno di noi, ha scelto di stare con noi, ha voluto essere per sempre il Dio-con-noi”, ha detto Papa Leone XIV.
”La venuta di Gesù nella debolezza della carne umana, se da una parte ravviva in noi la speranza, dall’altra ci consegna un duplice impegno, uno verso Dio e l’altro verso l’uomo – ha aggiunto – Verso Dio, perché se egli si è fatto carne, se ha scelto la nostra umana fragilità come sua dimora, allora siamo sempre chiamati a ripensare Dio a partire dalla carne di Gesù e non da una dottrina astratta. Perciò, dobbiamo sempre verificare la nostra spiritualità e le forme in cui esprimiamo la fede, perché siano davvero incarnate, capaci cioè di pensare, pregare e annunciare il Dio che ci viene incontro in Gesù: non un Dio distante che abita un cielo perfetto sopra di noi, ma un Dio vicino che abita la nostra fragile terra, si fa presente nel volto dei fratelli, si rivela nelle situazioni di ogni giorno”.
”Verso l’uomo, il nostro impegno dev’essere altrettanto coerente. Se Dio è diventato uno di noi, ogni creatura umana è un suo riflesso, porta in sé la sua immagine, custodisce una scintilla della sua luce; e questo ci chiama a riconoscere in ogni persona la sua dignità inviolabile e a esercitarci nell’amore vicendevole gli uni verso gli altri. Così, l’incarnazione ci chiede anche un impegno concreto per la promozione della fraternità e della comunione, perché la solidarietà diventi il criterio delle relazioni umane, per la giustizia e per la pace, per la cura dei più fragili e la difesa dei deboli”, ha detto ancora il Pontefice.
”Dio si è fatto carne, perciò non c’è culto autentico verso Dio senza la cura per la carne umana - ha aggiunto – Fratelli e sorelle, la gioia del Natale ci incoraggi a proseguire nel nostro cammino, mentre chiediamo alla Vergine Maria di renderci sempre più pronti a servire Dio e il prossimo”.






