”Nessuno di noi può bastare a sé stesso. Nessuno può salvarsi da solo. La vita si ”compie” non quando siamo forti, ma quando impariamo a ricevere”. Lo ha detto il Papa in occasione dell’udienza generale tornata in piazza San Pietro. Leone in particolare, riprendendo il ciclo di catechesi che si svolge lungo l’intero Anno Giubilare, ”Gesù Cristo nostra speranza”, ha incentrato la sua meditazione sul tema La crocifissione. ‘Ho sete’. Leone ha evidenziato ”il paradosso cristiano: Dio salva non facendo, ma lasciandosi fare. Non vincendo il male con la forza, ma accettando fino in fondo la debolezza dell’amore”.
”Viviamo in un tempo che premia l’autosufficienza, l’efficienza, la prestazione. Eppure, il Vangelo ci mostra che la misura della nostra umanità non è data da ciò che possiamo conquistare, ma dalla capacità di lasciarci amare e, quando serve, anche aiutare”, ha detto ancora. ”Gesù ci salva mostrandoci che chiedere non è indegno, ma liberante. È la via per uscire dal nascondimento del peccato, per rientrare nello spazio della comunione. Fin dall’inizio, il peccato ha generato vergogna. Ma il perdono, – ha detto Leone – quello vero, nasce quando possiamo guardare in faccia il nostro bisogno e non temere più di essere rifiutati”.
”La sete di Gesù sulla croce è allora anche la nostra. È il grido dell’umanità ferita che cerca ancora acqua viva. E questa sete non ci allontana da Dio, piuttosto ci unisce a Lui. Se abbiamo il coraggio di riconoscerla, – le parole di Papa Prevost – possiamo scoprire che anche la nostra fragilità è un ponte verso il cielo. Proprio nel chiedere – non nel possedere – si apre una via di libertà perché smettiamo di pretendere di bastare a noi stessi”. ‘Nella fraternità, nella vita semplice, nell’arte di domandare senza vergogna e di offrire senza calcolo, si nasconde una gioia che il mondo non conosce. Una gioia che ci restituisce alla verità originaria del nostro essere: siamo creature fatte per donare e ricevere amore”, ha detto ancora il Papa all’udienza generale.
”Cari fratelli e sorelle, nella sete di Cristo possiamo riconoscere tutta la nostra sete. E imparare che non c’è nulla di più umano, nulla di più divino, del saper dire: ho bisogno. Non temiamo di chiedere, soprattutto quando ci sembra di non meritarlo. Non vergogniamoci di tendere la mano. È proprio lì, in quel gesto umile, che si nasconde la salvezza”, ha detto.
”Impariamo l’arte di chiedere senza vergogna e di offrire senza calcolo, così costruiremo relazioni fraterne, vere e autentiche, portatrici di una gioia che il mondo non conosce”, ha detto il Papa all’udienza generale salutando i fedeli di lingua francese. Il Pontefice chiede anche ai pellegrini di unirsi in preghiera per coloro che sono stati colpiti dalle recenti frane nei Monti Marra del Sudan: ”Chiediamo all’Onnipotente di concedere la pace eterna a tutti coloro che sono morti, così come conforto e forza ai loro cari. Anche in mezzo a tali tragedie non possiamo mai perdere la speranza nell’amore di Dio per noi’.
”’Sulla croce, Gesù ci insegna che l’uomo non si realizza nel potere, ma nell’apertura fiduciosa all’altro, persino quando ci è ostile e nemico”, ha evidenziato il Papa. ”La salvezza – ha osservato- non sta nell’autonomia, ma nel riconoscere con umiltà il proprio bisogno e nel saperlo liberamente esprimere. Il compimento della nostra umanità nel disegno di Dio non è un atto di forza, ma un gesto di fiducia. Gesù non salva con un colpo di scena, ma chiedendo qualcosa che da solo non può darsi. E qui si apre una porta sulla vera speranza: se anche il Figlio di Dio ha scelto di non bastare a sé stesso, allora anche la nostra sete – di amore, di senso, di giustizia – non è un segno di fallimento, ma di verità”.
Il Papa guarda al ritorno degli studenti sui banchi di scuola e ai loro professori e, salutando i fedeli polacchi all’udienza generale, chiede preghiere per loro. ”Settembre sia un mese di preghiera per i bambini e i giovani che tornano a scuola e per coloro che si prendono cura della loro istruzione”. ”Chiedete per loro, per intercessione dei Beati, e presto Santi, Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, (i due giovani che il Papa canonizzerà domenica in piazza San Pietro, ndr) il dono di una fede profonda nel loro cammino di maturazione”, dice Prevost.
Il Papa a fine udienza generale ricorda ai fedeli in piazza San Pietro che oggi ricorre la memoria liturgica di San Gregorio Magno, il cui corpo riposa nella Basilica di San Pietro: ” Questo Papa è detto ”il grande” per la sua eccezionale attività di pastore e maestro di fede in tempi assai difficili per la società e la Chiesa: una ”grandezza” che attingeva forza dalla fiducia nel Cristo. Auguro a ciascuno di voi di riconoscere nel Signore l’unica vera forza dell’esistenza ”.
Foto: Vatican Media






