La Parola di Dio “non è fossilizzata ma è una realtà vivente e organica che si sviluppa e cresce nella Tradizione. Quest’ultima, grazie allo Spirito Santo, la comprende nella ricchezza della sua verità e la incarna nelle coordinate mutevoli della storia”. Lo ha detto il Papa nell’udienza generale dedicata al documento del Concilio Vaticano II ‘Dei Verbum’.
Il Papa, ricordando che oggi la Chiesa celebra San Tommaso d’Aquino (“ci guidi nella comprensione delle Scritture”), ha sottolineato anche che “il ‘deposito’ della Parola di Dio è anche oggi nelle mani della Chiesa e noi tutti, nei diversi ministeri ecclesiali, dobbiamo continuare a custodirlo nella sua integrità, come una stella polare per il nostro cammino nella complessità della storia e dell’esistenza”.
Rileggendo la Dei Verbum il Papa ha detto che “la Tradizione ecclesiale si dirama lungo il percorso della storia attraverso la Chiesa che custodisce, interpreta, incarna la Parola di Dio”. Leone XIV ha fatto riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica che rimanda ai Padri della Chiesa, cita San Gregorio Magno, Sant’Agostino e il santo Dottore della Chiesa John Henry Newman con la sua opera: “Lo sviluppo della dottrina cristiana”. Per lui il “cristianesimo, sia come esperienza comunitaria, sia come dottrina, è una realtà dinamica, nel modo indicato da Gesù stesso con le parabole del seme: una realtà viva che si sviluppa grazie a una forza vitale interiore”.
Un deposito da custodire come dice San Paolo e la Dei Verbum riecheggia San Paolo: “La sacra Tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa», interpretato dal «magistero vivo della Chiesa la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo» “. Deposito cioè dovere di “conservare il contenuto, che in questo caso è la fede, e di trasmetterlo intatto”.
E’ questo deposito “della Parola di Dio è anche oggi nelle mani della Chiesa e noi tutti, nei diversi ministeri ecclesiali, dobbiamo continuare a custodirlo nella sua integrità, come una stella polare per il nostro cammino nella complessità della storia e dell’esistenza”.
Quindi Sacra Scrittura e Tradizione, conclude il Papa rileggendo la Dei Verbum”sono talmente connesse e congiunte tra loro da non poter sussistere indipendentemente, e insieme, secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime”.
Nei vari saluti per i saluti ai gruppi di diverse lingue il Papa ha ricordato la figura di San Tommaso d’Aquino di cui si celebra oggi la festa, e la opera.
“Mai più l’orrore del genocidio”. Il Papa all’indomani del giorno della Memoria, rinnova il suo accorato appello per un mondo libero da ogni pregiudizio e antisemitismo. ”Ieri – ha ricordato il Pontefice a braccio al termine dell’udienza generale – ricorreva la Giornata internazionale di commemorazione della memoria delle vittime dell’Olocausto che ha dato la morte a milioni di ebrei e a numerose altre persone. In questa annuale occasione di doloroso ricordo, chiedo all’Onnipotente il dono di un mondo senza più antisemitismo e senza più pregiudizio, oppressione, e persecuzione per alcuna creatura umana. Rinnovo il mio appello alla comunità delle Nazioni affinché sia sempre vigilante così che l’orrore del genocidio non si abbatta più su alcun popolo e si costruisca una società fondata sul rispetto reciproco e sul bene comune”.
Foto: Vatican Media






