“I Padri conciliari evidenziano il pericolo per la pace mondiale che deriva dagli squilibri legati a uno sviluppo economico non equo e non rispettoso del creato. Una visione lungimirante, che purtroppo ha trovato conferma nella parte finale del secolo scorso e che più ancora riscontriamo oggi”.
Lo dice il Papa nella catechesi all’udienza generale in piazza San Pietro riprendendo la sua meditazione sui documenti del Concilio Vaticano II.
“Per correggere la rotta, avverte il Documento – continua il Papa – non basta lo sviluppo tecnico, ‘si richiedono molte riforme nelle strutture della vita economico-sociale; è necessario anche da parte di tutti un mutamento di mentalità e di abitudini di vita’. Perciò Gaudium et spes presenta in sintesi la visione cristiana dello sviluppo economico, che dev’essere sempre al servizio dell’uomo e sotto il controllo dell’uomo. Appare già qui chiaramente il concetto di sviluppo integrale, che poi San Paolo VI porrà al centro della sua Enciclica Populorum progressio. Più che mai attuali sono poi gli appelli a impegnarsi per eliminare le discriminazioni a danno dei gruppi sociali più deboli e dei migranti”.
Il Papa invita quindi ad “impegnarsi nell’economia e nella politica secondo questi criteri”, “un modo di costruire la pace”: “la politica che si prende cura delle ferite dei popoli e di quanti subiscono ingiustizia – spiega – offre motivi di speranza per l’avvenire dell’umanità. Per questo incoraggio i giovani a seguire l’esempio di quegli uomini e di quelle donne che in questi ambiti hanno dato buona testimonianza”.
”Non sono accettabili la disoccupazione, lo sfruttamento e condizioni di lavoro che mettono in pericolo la salute e la vita stessa”, ha detto ancora il Pontefice. ”Il cuore dell’economia – ha osservato – è il lavoro. Attraverso di esso l’uomo si sviluppa come persona, provvede alle necessità familiari, esprime il proprio talento, partecipa alla vita sociale e costruisce un mondo migliore collaborando all’opera creatrice di Dio. Il lavoro non può mai essere distorto a danno delle persone, del bene comune o del creato. La vera sfida è offrire a tutti opportunità di mettere a frutto le proprie capacità”.
”I lavoratori – ha sottolineato Leone – hanno il diritto e il dovere di partecipare alle decisioni che riguardano la loro attività, anche in forma associata, affrontando i conflitti con il dialogo e azioni non violente. In questo contesto il Concilio richiama uno dei principi fondamentali del magistero sociale, cioè la destinazione universale dei beni della terra e lo declina nel campo finanziario, affermando che ‘tutti i responsabili di tali investimenti e della organizzazione della vita economica globale – sia singoli che gruppi o pubbliche autorità – devono da una parte vigilare affinché si provveda ai beni necessari richiesti per una vita decorosa sia dei singoli che di tutta la comunità; d’altra parte prevedere le situazioni future e assicurare il giusto equilibrio tra i bisogni attuali di consumo, sia individuale che collettivo, e le esigenze di investimenti per la generazione successiva”’.
“I Padri conciliari hanno presentato la visione cattolica dello sviluppo economico, ponendo il lavoro al centro. A questo proposito, il Concilio” Vaticano II “richiama un principio fondamentale della dottrina sociale cattolica: la destinazione universale dei beni. Viene poi presa in considerazione la comunità politica, la quale, qualunque sia la sua forma storica, esiste in funzione del bene comune, che deve costituire lo scopo dell’esercizio dell’autorità civile”. Lo dice il Papa nella sua lingua madre l’inglese, salutando all’udienza generale i fedeli di lingua inglese riassumendo così la sua catechesi di oggi sulla costituzione pastorale Gaudium et Spes.
”Le nostre comunità cristiane possano diventare oasi di pace e giustizia, al fine di sostenere lo sviluppo integrale della nostra società”. E’ l’appello del Papa nei saluti ai fedeli francesi all’udienza generale in piazza S. Pietro.
Il Papa, salutando i pellegrini di lingua spagnola all’udienza generale, ricorda che e’ imminente il viaggio internazionale : ”Venerdì prossimo partirò per l’America Latina, per visitare Uruguay, Argentina e Perù. Mi affido alle vostre preghiere, affinché questo viaggio fortifichi la fede, rinnovi la speranza, riaccenda il fuoco della carità e sia un impulso per andare avanti annunciando il Vangelo con gioia”.






