”La fraternità non è un bel sogno impossibile, non è un desiderio di pochi illusi. Ma per superare le ombre che la minacciano, bisogna andare alle fonti, e soprattutto attingere luce e forza dal Colui che solo ci libera dal veleno dell’inimicizia”. Sono le parole di Papa Leone XIV all’udienza generale in piazza San Pietro. In particolare, Prevost incentrando la meditazione sul tema della fraternità, dice che essa ”è senza dubbio una delle grandi sfide per l’umanità contemporanea, come ha visto chiaramente Papa Francesco”.
”La fraternità nasce da un dato profondamente umano”, dice il Papa. “Siamo capaci di relazione e, se lo vogliamo, sappiamo costruire legami autentici tra di noi. Senza relazioni, che ci sostengono e che ci arricchiscono sin dall’inizio della nostra vita, non potremmo sopravvivere, crescere, imparare. Esse sono molteplici, diverse per modalità e profondità. Ma certo è che la nostra umanità si compie al meglio quando siamo e viviamo insieme, quando riusciamo a sperimentare legami autentici, non formali, con le persone che abbiamo accanto”. Se ”siamo ripiegati su noi stessi, rischiamo di ammalarci di solitudine, e anche di un narcisismo che si preoccupa degli altri solo per interesse. L’altro si riduce allora a qualcuno da cui prendere, senza che siamo mai disposti davvero a dare, a donarci”.
”Sappiamo bene che anche oggi la fraternità non appare scontata, non è immediata. Molti conflitti, tante guerre sparse nel mondo, tensioni sociali e sentimenti di odio sembrerebbero anzi dimostrare il contrario. Tuttavia, – dice il Pontefice -la fraternità non è un bel sogno impossibile, non è un desiderio di pochi illusi. Ma per superare le ombre che la minacciano, bisogna andare alle fonti, e soprattutto attingere luce e forza dal Colui che solo ci libera dal veleno dell’inimicizia”.
”La fraternità donata da Cristo morto e risorto ci libera dalle logiche negative degli egoismi, delle divisioni, delle prepotenze, e ci restituisce alla nostra vocazione originaria, in nome di un amore e di una speranza che si rinnovano ogni giorno. Il Risorto ci ha indicato la via da percorrere insieme a Lui, per sentirci ed essere ‘fratelli tutti”’, dice ancora il Santo Padre.
”La parola ‘fratello’ – osserva Leone – deriva da una radice molto antica, che significa prendersi cura, avere a cuore, sostenere e sostentare. Applicata a ogni persona umana diventa un appello, un invito. Spesso pensiamo che il ruolo di fratello, di sorella, rimandi alla parentela, all’essere consanguinei, al far parte della stessa famiglia. In verità, sappiamo bene quanto il disaccordo, la frattura, talvolta l’odio possano devastare anche le relazioni tra parenti, non soltanto tra estranei. Questo dimostra la necessità, oggi più che mai urgente, di rimeditare il saluto con cui San Francesco d’Assisi si rivolgeva a tutte e a tutti, indipendentemente da provenienze geografiche e culturali, religiose e dottrinali: omnes fratres era il modo inclusivo con cui il Santo poneva sullo stesso piano tutti gli esseri umani, proprio perché li riconosceva nel comune destino di dignità, di dialogo, di accoglienza e di salvezza. Papa Francesco ha riproposto questo approccio del Poverello di Assisi, valorizzandone l’attualità dopo 800 anni, nell’Enciclica Fratelli tutti”.
”Quel ”tutti”, – sottolinea ancora il Papa nella catechesi – che significava per San Francesco il segno accogliente di una fraternità universale, esprime un tratto essenziale del cristianesimo, che sin dall’inizio è stato l’annuncio della Buona Notizia destinata alla salvezza di tutti, mai in forma esclusiva o privata. Questa fraternità si basa sul comandamento di Gesù, che è nuovo in quanto realizzato da Lui stesso, compimento sovrabbondante della volontà del Padre: grazie a Lui, che ci ha amato e ha dato sé stesso per noi, noi possiamo a nostra volta amarci e dare la vita per gli altri, come figli dell’unico Padre e veri fratelli in Gesù Cristo. Ricorda poi Leone che ”i fratelli e le sorelle si sostengono a vicenda nelle prove, non voltano le spalle a chi è nel bisogno: piangono e gioiscono insieme nella prospettiva operosa dell’unità, della fiducia, dell’affidamento reciproco”.
”L’amore salvifico di Dio è per tutti, senza eccezioni”. Lo ha sottolineato il Papa all’udienza generale nel saluto ai fedeli di lingua inglese. ”Quando le nostre interazioni quotidiane con gli altri sono genuine piuttosto che solo formalità educate, – ha detto- cresciamo in gioia e amore. A questo proposito, San Francesco d’Assisi è un eccellente esempio, poiché salutava tutti coloro che incontrava come un fratello o una sorella. San Francesco sapeva che tutti hanno le stesse esigenze: essere rispettati, accolti, ascoltati e salvati. In effetti, questa è la Buona Notizia e un principio fondamentale della nostra fede cristiana”.
Il Papa, nel saluto ai fedeli polacchi presenti all’udienza generale, ricorda che ”ieri abbiamo commemorato la fine della ‘inutile strage’ della Prima Guerra Mondiale, dopo la quale per molti popoli, compreso il vostro, è giunta l’alba dell’indipendenza”. ”Siamo grati a Dio per il dono della pace, della quale – come affermava Sant’Agostino – ‘nessuna cosa è assolutamente migliore’. Custodiamola con il cuore radicato nel Vangelo, nello spirito di fraternità e di amore per la Patria”, ha detto il Pontefice.
Foto: Vatican Media






