“Vedo segnali incoraggianti. C’è più consapevolezza della collaborazione fra Russia e Ucraina per risolvere situazioni di terribile sofferenza. E maggiore partecipazione della comunità internazionale. Segni evidenti come i colloqui di Leone XIV vanno fatti crescere: dimostrano infatti che la pace è possibile”. Lo afferma il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e inviato papale per la crisi umanitaria nella guerra russo-ucraina, in un’intervista a La Stampa da Assisi, dove partecipa all’Incontro interreligioso della Comunità di Sant’Egidio.
“La tregua a Oleshky è frutto di tanti incontri e di una volontà che speriamo cresca fino a risolvere le contrapposizioni”, spiega Zuppi. “Ora occorre lavorare per renderla una regola permanente nel più ampio sforzo di costruire l’architettura della pace. Ciò riguarda tutti noi e in particolare l’Europa”, aggiunge.
Il cardinale auspica che la tregua umanitaria possa spingere le parti coinvolte nel conflitto a scegliere la via della pace e richiama l’impegno di Papa Leone XIV. “Partendo dalla sofferenza delle persone la pace è sempre possibile e non è qualcosa di accademico. La diplomazia non è una cosa da corridoi di bei luoghi ma parte dai volti e dalla sofferenza infinita che le guerre producono”, sottolinea.
Zuppi racconta anche gli incontri con i prigionieri di guerra, alcuni dei quali da tre anni senza notizie dei familiari: “Uomini tra i 40 e i 50 anni quelli incontrati in Russia, più giovani in Ucraina ma tutti con una sola aspirazione: tornare a casa, uscire dall’orrore, dall’incubo della guerra”.
Sul ruolo della comunità internazionale, invita a rafforzare l’Unione europea, l’Onu e il multilateralismo, “a cominciare non dalla via del riarmo che non è una via ragionevole di difesa bensì da un forte investimento nel dialogo e nel disarmo”.




