”Cari fratelli e sorelle, grazie per la vostra presenza. Una bella testimonianza”. Lo sottolinea il Papa a braccio prima della catechesi rivolgendosi ai tanti fedeli in piazza S. Pietro per l’Udienza Generale nonostante la pioggia.”Un grido non è mai inutile, se nasce dall’amore. E non è mai ignorato, se è consegnato a Dio. È una via per non cedere al cinismo, per continuare a credere che un altro mondo è possibile”, dice il Papa. Nel discorso in lingua italiana, Leone XIV – riprendendo il ciclo di catechesi che si svolge lungo l’intero Anno Giubilare, ”Gesù Cristo nostra speranza” – incentra la sua meditazione sul tema La morte. ‘Gesù, dando un forte grido, spirò’.
”A volte – considera Prevost – ciò che non riusciamo a dire a parole lo esprimiamo con la voce. Quando il cuore è pieno, grida. E questo non è sempre un segno di debolezza, può essere un atto profondo di umanità”. ”Noi – osserva – siamo abituati a pensare al grido come a qualcosa di scomposto, da reprimere. Il Vangelo conferisce al nostro grido un valore immenso, ricordandoci che può essere invocazione, protesta, desiderio, consegna. Addirittura, può essere la forma estrema della preghiera, quando non ci restano più parole. In quel grido, Gesù ha messo tutto ciò che gli restava: tutto il suo amore, tutta la sua speranza. Sì, perché anche questo c’è, nel gridare: una speranza che non si rassegna. Si grida quando si crede che qualcuno possa ancora ascoltare. Si grida non per disperazione, ma per desiderio. Gesù non ha gridato contro il Padre, ma verso di Lui. Anche nel silenzio, era convinto che il Padre era lì. E così ci ha mostrato che la nostra speranza può gridare, persino quando tutto sembra perduto”.
”Gridare – evidenzia il Papa – diventa allora un gesto spirituale. Non è solo il primo atto della nostra nascita – quando veniamo al mondo piangendo -: è anche un modo per restare vivi. Si grida quando si soffre, ma pure quando si ama, si chiama, si invoca. Gridare è dire che ci siamo, che non vogliamo spegnerci nel silenzio, che abbiamo ancora qualcosa da offrire. Nel viaggio della vita, ci sono momenti in cui trattenere tutto dentro può consumarci lentamente. Gesù ci insegna a non avere paura del grido, purché sia sincero, umile, orientato al Padre. Un grido non è mai inutile, se nasce dall’amore”.
Leone si rivolge quindi ai fedeli: ”Impariamo anche questo dal Signore Gesù: impariamo il grido della speranza quando giunge l’ora della prova estrema. Non per ferire, ma per affidarci. Non per urlare contro qualcuno, ma per aprire il cuore”. ”Guardando la Croce, riconosciamo il mistero dell’amore di Dio che ha dato la sua vita per noi. Non abbiate paura di proclamare al mondo la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio e nostro Salvatore”, dice ancora il Pontefice nel saluto ai fedeli tedeschi all’udienza generale.
Papa Leone, nel saluto ai fedeli di lingua araba, si è rivolto “in particolare quelli provenienti dalla Terra Santa. Vi invito a trasformare il vostro grido nei momenti di prova e tribolazione in una preghiera fiduciosa, perché Dio ascolta sempre i suoi figli e risponde nel momento che ritiene migliore per noi. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male”, ha detto il Pontefice.
Poi Il Papa rivolge il suo pensiero ai bambini dell’Ucraina e di Gaza. Nel saluto ai fedeli di lingua polacca all’udienza generale, Leone ricorda che oggi in Polonia si celebra ”la Giornata Nazionale dei Bambini Polacchi Vittime della Guerra, che commemora simbolicamente le loro sofferenze e il loro contributo alla ricostruzione della Polonia dopo la Seconda Guerra Mondiale”. Da qui le parole: ”Ricordate nelle vostre preghiere e nei vostri progetti umanitari anche i bambini dell’Ucraina, di Gaza e di altre regioni del mondo colpite dalla guerra. Affido voi e i bambini che oggi soffrono, alla protezione di Maria, Regina della Pace, e vi benedico di cuore”.





