Il Papa ad Acerra ha ricordato che “già Papa Francesco avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di ‘terra dei fuochi’, ma non gli fu possibile. Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio, riconoscendo il grande dono che l’Enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra.
Infatti, il grido della creazione e dei poveri tra voi – ha sottolineato Leone – è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. È un grido che chiede conversione!”.
“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”. Lo ha detto il Papa nella Cattedrale di Acerra parlando ai familiari delle vittime della ‘terra dei fuochi’. “Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa – ha detto ancora Leone – che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza”.
Il Papa, nel suo primo discorso ad Acerra, ha ricordato che “questa terra anticamente era chiamata Campania felix, perché capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini”. “Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema – ha sottolineato Leone nel discorso in Cattedrale davanti alle famiglie delle vittime della ‘terra dei fuochi’ -, luoghi, storie e memorie. Di fronte a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”.
Nonostante la situazione sembri senza via d’uscita, bisogna sperare che un domani doverso sia possibile, ha detto ancora Leone. “Le nostre Chiese hanno la missione di fare risuonare qui e oggi la Parola di Dio. Questa Parola ci domanda se crediamo nelle sue stesse possibilità: è Parola di vita. Se oggi ci incontriamo, è per rispondere a questa Parola. E rispondiamo così: Signore, la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito” ma “Tu sai che possiamo rialzarci, perché tu stesso ci prendi per mano. Tu sai che il nostro deserto può fiorire. Tu sai cambiare il lutto in gioia”, ha detto Leone XIV.
Il Papa ha invitato la gente di Acerra ad essere “testimoni di questa ‘ostinata resistenza’ che diventa rinascita, là dove il Vangelo illumina e trasforma la vita”. “Il Signore ci fa domande nuove su come si vive nei nostri quartieri, sulla disponibilità a lavorare insieme fra persone e istituzioni, sulla nostra passione educativa, sull’onestà nel lavoro, sull’equa distribuzione del potere e delle ricchezze, sul rispetto per le persone e per tutte le creature. Potranno queste terre rivivere? Siate voi stessi – ha sottolineato il Papa – la risposta: una comunità unita, nelle fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicherà”.
E’ possibile “un ‘esercito’ di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda”. Dio “accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero. In particolare voi, famiglie che la morte ha colpito, generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete”.
Il Papa invita tutti, a partire dagli uomini di Chiesa, a manifestare “quotidianamente l’autorità del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona. Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo”. Dio “ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale. Esiste infatti una spiritualità dei luoghi, ma che deve tutto alla spiritualità delle persone. Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore”.
Le parole del vescovo di Acerra
“L’inquinamento ha provocato tante vittime. E a chi ancora continua ad avvelenare la nostra Terra, diciamo ‘convertitevi, cambiate strada perché il vostro non è solo un reato ma un peccato'”. Lo ha detto il vescovo di Acerra (Napoli), monsignor Antonio Di Donna ripercorrendo il dramma decennale della Terra dei fuochi davanti a Papa Leone XIV nel duomo della città. Solo ieri, ha ricordato il presule, una nuova operazione delle forze dell’ordine ha portato alla luce l’ennesimo caso di sversamento di rifiuti tossici nelle terre del Casertano.





