Non è un discorso di tipo politico, quello che Leone XIV indirizza alle autorità di Spagna nel primo indirizzo del suo lungo viaggio nel Paese. E ci sarà tempo e spazio per parlare di temi caldi, dalle questioni migratorie che saranno toccate durante la tappa alle Canarie, ai tempi dei rapporti tra Stato e Chiesa, che probabilmente saranno tema del discorso del Papa alle Cortes l’8 giugno. Nel primo discorso, però, Leone XIV dà due esempi, due modelli di santo tipicamente spagnoli: San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila. Due esempi, e la richiesta per la Spagna di mantenere la vocazione europea di pluralismo e dialogo che è stata parte della sua storia.
È l’arrivo in un Paese cattolico, dove la regina ha ancora il “privilegio del bianco” e può indossare quel colore di fronte al Papa, e dove, comunque, la secolarizzazione non ha intaccato un’antica tradizione cattolica. Ma è anche un Paese che va confermato nella fede, dice Leone XIV, che in questo sembra aver ripreso il tema della “nuova evangelizzazione” di Benedetto XVI.
Leone XIV esordisce: “Vengo tra voi a confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione tra le anime di questa nazione”.
Il Papa sottolinea che “il messaggio della pace, che in questi tempi, purtroppo, risuona per alcuni ingenuo, per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verità”. Una verità – aggiunge il pontefice – che “è sempre più grande di noi e per questo ci stupisce e ci attrae su sentieri di purificazione e di riconciliazione, in cui il dialogo con gli altri – e con l’Altro con la maiuscola – diventa fondamentale”.
Ed è qui che il Papa introduce le due figure di Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila, i quali “divennero amici nella passione per il ministero divino”, con una “mistica dagli occhi aperti, vale a dire non estranea alla storia, ma, al contrario, che porta alla radice delle questioni, al cuore della realtà”.
Il tema della notte di San Giovanni della Croce è il primo tema sviluppato da Leone XIV. “Anche oggi – dice – quanto ci spaventa di più, ciò che in molti provoca il buio della ragione e la violenza delle emozioni, è l’ignoto, di fronte a cui può prevalere la sensazione di non avere più mappe, il disorientamento”. Per questo servono “nella vita pubblica, uomini e donne che intuiscano nel buio la luce, nella fine un possibile inizio, quasi l’irrompere di una verità come luce che ancora acceca, ma che – se ci fidiamo e troviamo pace – delicatamente ci porterà verso di sé”.
Poi, il Papa sviluppa il tema del castello interiore di Santa Teresa d’Avila, perché “avanzando di stanza in stanza verso il luogo più interno – cioè ciascuno verso il proprio cuore, santuario della verità –, lo spazio si allarga, la mente si apre, le contraddizioni si compongono, le tensioni si sciolgono, gli altri trovano posto, l’universo diventa casa”.
Non si tratta di “una fuga intimistica”, ma di un’apertura che si realizza quando “torniamo in noi stessi”. Ed è per questo – sottolinea il Papa – che “la libertà religiosa e di coscienza va tutelata”, poiché “oggi, la tentazione di guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni sembra crescere, invece di diminuire; la dignità umana non cessa di essere violata. Allora abbiamo bisogno di cultura, di interiorità, di educazione libera e di qualità, di trascendenza”.
Leone XIV ricorda che da questa notte oscura “uomini e donne fedeli alla verità sono stati spinti ad avanzare di stanza in stanza fino al punto in cui, nella coscienza, giustizia e pace si abbracciano”.
La Chiesa – aggiunge il Papa – “è a servizio di questa sete del cuore umano. Non in forma impositiva, ma con la testimonianza evangelica sostenuta da una moltitudine di martiri e santi, ed è pronta oggi a mettersi al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace”.
Leone XIV invita “ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento”.
Leone XIV guarda alla “specifica vocazione dell’Europa” di cui la Spagna è “protagonista originale e fondamentale”, considerando che questo è il “dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane è chi sente di avere un futuro e una missione che interpellano ancora”.
Il dono è quello di “apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle”.
Leone XIV si sofferma sulle nuove tecnologie, le quali “sono divenute un ambiente artificiale in cui le nostre opzioni fondamentali sono messe alla prova: al suo interno i pregiudizi si esasperano, il pensiero critico si affievolisce, interessi prepotenti seminano pulsioni di morte”.
Il Papa nota che “Il bene può resistere e comunicarsi, e per quello serve “un’inversione di rotta negli investimenti su scuola, università e ricerca, sulle comunità locali e sulla società civile come vivaio di partecipazione e di mediazione culturale”.
Leone XIV punta anche il dito sulla sicurezza “che troppo spesso ci illudiamo venga dalle armi e dai muri, matura piuttosto nell’imparare a fare strada con l’altro, a crescere insieme, fianco a fianco”.
Il Papa guarda alla storia della Spagna, alla presenza dell’Islam che per lungo tempo ebbe un peso anche politico, durante un periodo in cui “non vi fu soltanto confronto, si cercò di creare uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul senso della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei”. (ACI Stampa):





