Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Pensando la santa donna [Maddalena] che forse questo ortolano le darebbe qualche nova del suo Signore, gli domandò se per sorte lui aveva tolto il suo maestro, dicendogli che se lo aveva tolto, glielo insegnasse (I 264).
La notizia (anche “nova” o “nuova”), fa parte del nostro vivere quotidiano: può essere bella o triste, piacevole o sgradita, vera o falsa, giusta o infamante, precisa o infondata, interessante o no, coinvolgente o indifferente; talvolta addirittura una valanga di parole quando ne basterebbero poche per dire di che si tratta. Nel nostro caso troviamo accenni alle sensazioni prodotte in chi riceveva buone o tristi notizie riguardanti Gesù.
«Viene da te [Betlemme] la regina degli angioli con lo stesso Messia e non gli è dato alloggiamento, che bisognò ritirarsi fuori della città in luogo così povero! E però meritasti che il re del cielo non ti facesse alcuna grazia, come fece ai pastori; e però restasti cieca senza aver notizia del Messia che era in te nato» (I 164). «E il santo Simeone, avendo veduta la redenzione e il desiderato delle genti, vado pensando che dopo poco morisse, e che quella beata anima, andando al limbo, portasse sicura nuova della venuta del Messia e che esso lo aveva avuto nelle braccia; e che quelle anime dei santi padri molto si rallegrassero» (I 367).
«E avendo questo re congregato i dottori della legge, gli manifestò la venuta dei Magi con sommo dolore, dicendo il santo Evangelo che si conturbò di una tal nova; e non solamente si turbò Erode, ma con lui tutta Gerusalemme» (I 158). «Così dirò a voi, o santi re: bisogna partirsi, perché, se Erode saprà dove è nato questo puttino, lo farà morire: e già vi aspetta che gli diate nuova per mettere a effetto la mala volontà sua» (I 358). «Non poteva questo empio re mandare esploratori dietro i Magi acciò, trovato il Messia, gli portassero la nuova senza fidarsi dei Magi?» (I 356).
«Se un principe mandasse a dire a un suo Figliolo che il giorno seguente lo volesse far morire di atroce morte e che fosse innocente, di certo che questa nuova gli saria di un estremo dolore e principio di morte» (I 223). «O santa Vergine, ben sentirai la nova della presa del vostro caro Figlio. Oh quanto dolore, o anima mia, puoi credere che Maria sentisse quando Giovanni le portò la nova della presa di Cristo suo Figliolo e che Giuda lo aveva tradito e tutti gli apostoli lo avevano abbandonato?» (I 231). «O Dio dell’anima mia, quanti tormenti vi preparano questi principi dei sacerdoti! O Signore, quanta allegrezza sentiranno quando gli sarà data la nova che vi hanno preso» (I 226).





