Nel monastero di San Nicola a Mukachevo c’è un’icona della Gran Madre di Dio. Risale al XV secolo, su un modello che si dice basato su quella originale di San Luca (ed è una iconografia ricca nel mondo orientale). Fu intronizzata nel 1926 cento anni fa. E così, i padri Basiliani, che gestiscono il monastero dal XVII secolo, ne stanno celebrando il centenario.
L’icona ha una storia particolare. Furono proprio i Basiliani a chiederla in dono a Pio XI, come garanzia del rinnovamento del culto di Maria e della pietà dei fedeli. L’icona risale al 1453.
L’icona era il centro di tutte le feste legate alla Madre di Dio nel Monastero, occasioni nelle quali venivano garantite anche delle indulgenze. La festa più importante era, ovviamente, quella dell’Assunzione di Maria.
Il 24 marzo 1947, il monastero di Mukachevo fu liquidato dalle nuove autorità sovietiche. Tutti e 33 i monaci basiliani si trasferirono così nel monastero del villaggio di Imstychovo e, durante il periodo sovietico, i monaci della Chiesa ortodossa russa presero il posto dei basiliani.
Oggi, il monastero è retto da nove monache ortodosse. I basiliani hanno comunque una loro presenza in città. Le celebrazioni del centenario, che si tengono il 24 giugno, prevedono anche un molebenalla Vergine, la preghiera del Santo Rosario e anche la possibilità di ottenere indulgenze.
Nella sua omelia per i festeggiamenti, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo e padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, ha ricordato così il trasferimento dell’icona: “Da dove ci viene l’idea che la Madre di Dio stessa sia venuta da noi? Più impariamo a conoscere questo evento, più ne rimaniamo stupiti. Immaginate: 1926. La Transcarpazia subì un’altra ridefinizione dei confini. Il popolo di Dio della Transcarpazia non poteva più recarsi dalla Madre di Dio nel glorioso luogo di miracoli di Marijapovcha. La gente si trovò ad affrontare il pericolo di nuove divisioni, volte a lacerare l’unità della Chiesa locale con il successore dell’apostolo Pietro. Fu allora che la Madre di Dio venne in aiuto di quel popolo ferito, in lacrime e disperato.”
Aggiunge l’arcivescovo maggiore: “Non so se oggi qualche vescovo avrebbe il coraggio di chiedere al Papa di trasferire un tesoro spirituale così prezioso dai Musei Vaticani. Ma il vescovo locale Pietro e l’abate basiliano ebbero un tale coraggio spirituale. E Pio XI inviò un’icona in Transcarpazia, che, secondo la tradizione, giunse a Roma nel 1453. A quanto pare, gli occhi di questa Vergine Maria videro Costantinopoli in fiamme, conquistata dai Turchi. Già allora, Ella unì in sé la Nuova e la Vecchia Roma. E in seguito il Santo Padre la donò come tesoro spirituale a questa terra benedetta da Dio”.
E ha concluso: “Oggi chiediamo alla Santissima Vergine Maria di proteggere non solo la Transcarpazia, ma tutta l’Ucraina. Prega per noi a Kiev, Kharkiv, Zaporizhia, Odessa. Prega per il nostro esercito. La Madre di Dio è realmente e attivamente presente tra noi oggi.Preghiamo per la vittoria e la pace in Ucraina”.




