Assolato e caldissimo Angelus di papa Leone XIV, oggi. Si affaccia dal suo studio privato del palazzo apostolico e per la sua meditazione prima della preghiera mariana parte dal Vangelo, papa Leone XIV, quello della liturgia odierna: «Signore del cielo e della terra», così il Vangelo di Matteo. E aggiunge: “Il Figlio di Dio, fatto uomo, manifesta il suo amore coinvolgendo ogni creatura in questo rendimento di grazie. La semplicità di un gesto così spontaneo e gioioso corrisponde allo stile di Dio, che ama rivelarsi «ai piccoli», mentre resta nascosto «ai sapienti e ai dotti»”.
Parla degli arroganti, papa Leone XIV: “Costoro, infatti, sono talmente pieni delle proprie idee che non riconoscono la presenza di Cristo, il Messia che visita il suo popolo. L’umana sapienza diventa allora arroganza e la dottrina degrada in superbia. La vera sapienza di Dio si rivela invece nell’umiltà della carne e il suo insegnamento si rivolge a quanti fanno più fatica: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi»”.
Ma cosa vuol dire andare da Gesù? Papa Leone XIV ha la sua risposta: “Significa corrispondere al suo amore e condividere la sua vita fino alla croce”. E allora si domanda il pontefice: come può essere “leggero” e “dolce” il peso della croce? Diventa più lieve “perché il Signore lo porta per primo e con tutti noi, senza mai lasciarci soli in ciò che ci abbatte”. Ed è per questo che “alla sequela di Cristo, il nostro cammino non è dunque un’ascesi che mortifica: è una scuola di libertà, che prende sul serio il dramma della storia e ne illumina sempre il senso, soprattutto nei momenti più oscuri”.
E concludono: “Nella schiavitù, Cristo è liberazione. Sotto il flagello della guerra, Cristo è speranza. Nell’ora del peccato, Cristo è perdono. Questa è la vera sapienza, cioè la via che vogliamo percorrere insieme, uniti come discepoli nel suo nome. Gesù ce la insegna da Figlio, diventando nostro fratello: con la dello Spirito Santo, egli stesso manifesta alla Chiesa la verità di Dio e dell’uomo, perché «nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo»”.
E dopo la preghiera mariana, alcune parole: oltre ai saluti ad alcuni gruppi presenti nella piazza, il ricordo della recente betificazione del 2 luglio scorso presso il santuario di Tac Say, nella provincia di Cà Mau, di Francesco Saverio Tru’o’ng Bǚu Diêp sacerdote diocesano e martire. E poi il pensiero al Venezuela: il papa esprime la sua vicinanza alle famiglie delle vittime e assicura la sua preghiera.





