Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Gli uomini, invece di esser grati, voltarono i calcagni contro esso Dio, ribellandosi con infinite abominazioni a una tanta maestà, dandosi in preda al diavolo, nemico capitale dello stesso Iddio (I 380).
Dalla storia sappiamo quanto l’uomo sia stato nemico dell’uomo (homo homini lupus, dicevano i romani) per tantissimi motivi che ben conosciamo, soprattutto per la cattiveria, l’egoismo e il voler prevalere sugli altri: dalle guerre ai tanti tipi di violenza, dai furti agli inganni, alle calunnie…, cominciando dai diavoli contro Dio, ai nemici di Gesù e giù giù fino ai nostri giorni. Il beato Tommaso però si preoccupa maggiormente dei nemici dell’anima: i tanti vizi e in particolare l’amor proprio che guasta anche le opere buone che l’uomo compie.
«Avendo Adamo rotto il comandamento di Dio, perdé l’immortalità e divenne mortale e nemico di Dio, fu scacciato dal paradiso pieno di delizie nel mondo pieno di guai» (II 467); e restò «questa nostra natura sottoposta a tante calamità quanti sono i capelli del capo; e in particolar alcune le quali chiamerò passioni, e queste passioni sono tanto nemiche dell’uomo interno, perché sono tanto temerarie e insolenti, nemiche del bene dell’anima che, se non saranno tenute in freno e mortificate e sottoposte alla ragione, faranno tanto male e tanta rovina che distruggerà ogni virtù, ogni bene, perché sono in tanto numero e similmente unite al male che guai a chi si lascerà dominare da esse» (I 94).
«Con tante persecuzioni e dolori si ridusse questo mansuetissimo agnello Cristo vicino alla sua finale passione, dovendo esser preso dai suoi nemici» (I 199). «Ora, o anima mia, contempla quante insolenze furono fatte al benedetto Cristo in casa di Erode da quegli arrabbiati nemici» (I 410). «I demoni al solo nome di Maria contremiscono: solo gli infelici eretici la biasimano, la sprezzano e odiano; e così, essendo nemici della Madre, si fanno anco nemici del Figlio» (III 96). «Uno dei particolari segni dell’amicizia con Dio è di non esser ingannati dal nemico infernale» (II 255).
«Anima fedele, sta’ attenta, perché, avendo tu spirito e corpo che sono due nemici (onde vedi che il corpo fa guerra allo spirito e per il contrario lo spirito contro la carne), il corpo attende a far germogli di imperfezioni, peccati, interessi, amor proprio e altre cose, poiché, essendo terreno, ama queste cose basse e infime; ma lo spirito e l’anima creata da Dio ragionevole, come regolatrice di questo corpo, deve vigilare sopra d’esso, acciocché, sradicate quelle erbe nocive che dispiacer potessero al giardiniero celeste, possi riportarne il debito premio» (II 410). «Il pratico servo di Dio ha posto guardie che i nemici non possono entrare, ma sono costretti di receder e rendersi vinte alla ragione. Ove a poco a poco si vanno debilitando le forze delle passioni e amor proprio, e la parte superiore va pigliando forze impadronendosi dei suoi nemici: e tanto fa con l’aiuto di Dio che divien padrone dei nemici suoi, e avendoli soggiogati allo spirito, gode poi quella quiete, quella pace che non è lecito a uomini proprietari [che curano il proprio interesse] di gustar queste cose» (II 130).





