Il concistoro sarà “un momento di approfondimento, di ascolto su alcuni temi che in realtà ancora non sappiamo bene”.
Incede a passo svelto, volto sorridente e fare molto colloquiale il cardinale Francis Leo, canadese di lontane origine calabrese, arcivescovo di Toronto e uno dei porporati più giovani dell’intero collegio cardinalizio con i suoi 54 anni.
Entrando nell’aula blindata dove si è apertoi il primo concistoro di papa Leone parla con immediatezza: “Non lo so come andrà, so che ci sono dei gruppi di lavoro e poco tempo per gli interventi singoli ma se mi sento ispirato dirò qualcosa, vado con il cuore e la mente aperta, vediamo come si sviluppa”.
Le parole d’ordine comunque sono “unità” e “la pace disarmante”, spiega, “noi cardinali siamo il Senato del Papa, un organo da consultare. Prima di papa Leone, anche Benedetto XVI e Francesco hanno consultato i cardinali anche se in modi diversi. Ora trovo molto bello che Leone proprio all’inizio del pontificato ci abbia convocati, tutti, poi tocca al Santo Padre decidere” ma lui “è aperto a dialogare ad ascoltare, trovo che sia un aspetto bellissimo per un leader, non solo della Chiesa, ascoltare prima di tutto”.
Sulle sfide proprie alla pace, in un contesto mondiale caratterizzato da sempre maggiori conflitti come testimonia il recente blitz Usa in Venezuela, il card. Leo tiene a sottolineare la distinzione tra USa e Canada: “Siamo tutti preoccupati a livello globale di quello che sta succedendo negli Stati Uniti negli altri Paesi preghiamo per la pace ed esortiamo al dialogo, ci vogliono calma e dialogo per mettere al centro il bene del popolo ma il Canada è molto diverso”.
Leo si mostra comunque prudente sulla possibilità che dal concistoro escano nuovi ruoli per i cardinali: “Dobbiamo vedere come essere di più un appoggio, un sostegno, un aiuto al ministero petrino”. Del resto ammette: “Ci conosciamo poco tra noi, alcuni li ho conosciuti meglio al conclave, altri solo per televisione non intimamente ma se Dio ci dà salute e anni possiamo lavorare meglio insieme”. (ANSA).





