Il presidente della Conferenza episcopale italiana, Zuppi, ha indirizzato una lettera intensa al capo dello Stato, Sergio Mattarella, esprimendo profonda gratitudine, affetto e responsabilità condivisa, per il giorno storico dell’80esimo giorno della festa della repubblica del 2 giungo, che, scrive, “Non può essere solo memoria: deve diventare promessa. Non basta celebrare ciò che abbiamo ricevuto; occorre rinvigorirlo, preservarlo e mantenerlo vivo, con lo stesso spirito che apre al futuro”.
Le radici storiche della democrazia
E proprio per guardare al futuro, il cardinale Matteo Maria Zuppi ripercorre quelle che sono le radici storiche della democrazia italiana: “La Repubblica è nata attraversando la sofferenza, riconquistando la libertà e rifiutando ogni forma di fascismo, con una speranza più forte della paura. È nata dal desiderio di non essere più gli uni contro gli altri, ma cittadini insieme”. Un percorso faticoso fatto da donne e uomini che, dopo la guerra, hanno scelto di ricominciare insieme, ricostruire quando tutto sembrava distrutto, e culminato nella stesura della Costituzione. Zuppi cita esplicitamente l’articolo 54 della Carta, richiamando il dovere di fedeltà alla Repubblica e l’obbligo, per chi esercita funzioni pubbliche, di adempierle “con disciplina e onore” per il bene di tutti.
Il legame tra Stato e Chiesa
Un passaggio centrale del messaggio è dedicato al rapporto tra la Chiesa e lo Stato italiano, regolato dall’articolo 1 del Concordato. Il presidente della CEI ribadisce la volontà della Chiesa di continuare a cooperare nel pieno rispetto della libertà religiosa e dei valori democratici e ringrazia Mattarella per aver riconosciuto, durante la 50ª Settimana Sociale dei Cattolici a Trieste, il contributo storico e, appunto, sociale, dell’intera comunità cattolica alla coesione nazionale.
Le ferite del presente
Accanto alla gratitudine, nella lettera trova spazio una forte e lucida preoccupazione per le piaghe che colpiscono l’Italia di oggi. “Le Chiese in Italia – afferma – guardano a questo anniversario con riconoscenza per il cammino compiuto e con preoccupazione per le ferite presenti: la povertà crescente, la denatalità, la sfiducia, le disuguaglianze, la violenza verbale, l’indifferenza e la tentazione di chiudersi in un destino individuale”. Le nostre comunità, rimarca “rifiutano la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e, ispirate dall’insegnamento di Papa Leone, avvertono come urgente il compito di educare alla pace, custodire la democrazia e costruire comunità”, antidoti fondamentali ad ogni forma di individualismo.
Custodire e rinnovare
L’impegno come Chiesa a fermare spinte disgregatrici viene cementato con parole inequivocabili: “Ricordiamo quanti hanno contribuito alla costruzione della comunità civile e riaffermiamo il nostro impegno a promuovere il bene comune e la solidarietà, a contrastare disaffezione e insoddisfazione pericolosa e a sostenere la dottrina sociale della Chiesa, le cui radici convivono con il dettato costituzionale”. L’auspicio finale è che la Festa del 2 Giugno, vissuta da Nord a Sud, richiami tutti a custodire e rinnovare il patto di coesione “per consegnare alle future generazioni una Repubblica più giusta, coesa e fraterna, sempre nella prospettiva europea”.





