Il Papa, prima della catechesi dell’udienza generale, ha salutato il ‘catholicos’ della Chiesa armena Aram I che è accanto a lui sul sagrato di Piazza San Pietro. Il Papa ha invitato tutti a “pregare per la pace in Libano e in Medio Oriente ancora una volta tornati alla violenza e alla guerra”. “Questa visita fraterna rappresenta un’importante occasione per rafforzare i legami di unità che già esistono tra noi mentre ci avviciniamo alla piena comunione tra le nostre Chiese”, ha aggiunto Leone XIV rivolto al Capo della Chiesa armena.
”’La liturgia edifica ogni giorno coloro che sono nella Chiesa come tempio santo nel Signore e forma una comunità aperta e accogliente verso tutti”. Il Papa, all’udienza generale, riprendendo il ciclo di catechesi su ”I Documenti del Concilio Vaticano II”, incentra la sua meditazione sul tema: ‘La liturgia nel mistero della Chiesa‘. “Ogni celebrazione – dice Leone ai fedeli – diventa una vera epifania della Chiesa in preghiera, come ha ricordato san Giovanni Paolo II. Se la liturgia è al servizio del mistero di Cristo, si comprende perché sia stata definita ‘il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia”.
”È vero – annota il Pontefice- che l’azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attività (la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realtà umane) converge verso questo «culmine». Nel senso inverso, la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perciò, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione. Ciò significa che essa è chiamata a dispiegarsi concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicché la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione: è in questo modo che la nostra vita diventa «sacrificio vivente, santo e gradito a Dio”, realizzando il nostro ‘culto spirituale”’. Il Pontefice ricorda le parole del suo predecessore: ”Come diceva Papa Francesco, ‘il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono stati invitati al banchetto di nozze dell’Agnello”’.
Foto: Vatican Media






