Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
E se un gentiluomo vuol essere ben servito dai suoi ministri e servitori, molto maggiormente devi credere, o anima, che voglia esser Dio perfettamente servito (II 432).
Da questa frase già si intuisce che ministro significa “servitore”, non già uno che comanda, come ci si aspetterebbe sapendo a chi oggi viene dato questo titolo. La parola infatti deriva dal latino minister, e questo da minus, e indicava una persona subordinata a un’altra, detta magister, da magis, cioè “più”. San Francesco, fondando l’Ordine dei frati minori, coerentemente chiama “ministro” (e non “superiore” o “priore”, cioè che sta sopra o che viene prima) colui che esercita un servizio ai confratelli.
«Ecco che essendo [il demonio] da Sua Divina Maestà scacciato dal cielo a guisa di folgore insieme con i suoi seguaci […] bisogna che lo adori in tante pene: e non solo essa, ma anco i suoi ministri, e che sia soggetto, calpestato e avvilito da semplice donnicciole» (III 132). «Arrivato al luogo ove erano i principi dei sacerdoti congregati, i quali avevano dato ordine ai ministri che Gesù fosse preso e condotto prigione, e stavano molto pensierosi come potessero averlo nelle mani» (I 403). «Avendolo egli più volte interrogato, né mai risposto cosa alcuna, e tuttavia non cessando i principi dei sacerdoti ivi presenti d’accusarlo, finalmente Erode lo trattò da matto e lo diede nelle mani dei suoi ministri» (I 410). Gesù dodicenne: «Mentre partivamo da Gerusalemme, vidi tutti i luoghi nei quali dovevo patire tormenti e morte. Vidi fanciulli della mia età che dovevano esser ministri per tormentarmi» (III 168).
«Essendo il diavolo inventor della superbia, seminatore di zizzania, autore della malizia, ingannatore delle anime, nemico di Dio e di santi e santa chiesa, principe d’ogni male, da se stesso non abbia ardire d’affrontar l’uomo per farlo cadere, ma adoperi altri mezzi, cioè i suoi ministri» (III 154). «Però, fratello, non ti fidare dei tuoi predicanti, perché sono seguaci di quei tristi e malvagi capi d’eresie, ministri del diavolo, li quali ti predicano, ti lusingano» (III 149).
«Nella primitiva chiesa […] davano tutti ovvero parte dei loro beni ai piedi degli apostoli acciò con essi fossero sostentati i ministri e i poveri» (III 142). «E s’io parlando dei ministri della mia chiesa dico “Non toccate i miei consacrati” [Sal 104,15], quanto maggiormente vorrò difendere l’istessa mia chiesa?» (III 176).






