Gli proibiscono di uscire: fischiano proiettili da ogni parte, il cielo è una cappa scura e ostile, niente e nessuno muoversi dalle proprie posizioni. Padre Bruno lo sa, ma sa anche che lì fuori, in mezzo alla tempesta di fuoco e di vento, di neve, ci sono uomini feriti, agonizzanti; i loro lamenti non possono essere ignorati, anche se non arrivano fisicamente fino a lui. Però è come se li sentisse, più forti che mai. Gli squarciano il cuore, lo fanno sentire come se fosse lui stesso a colpirli, a ferirli, a lasciarli, soli, nel buio, soli in faccia alla morte. Allora si alza e scavalcano le recinzioni, gli sbarramenti, va a cercarli, tentando di trascinarli con se’ , di portarli al riparo, di tenere loro la mano nell’ultimo momento…
Non importa se siano suoi connazionali, soldati dell’impero austroungarici, o se siano “nemici”, quegli italiani che combattono ormai senza speranza, con armi vetuste e insufficienti, con gli scarponi sfondati…
Oggi i luoghi del massacro risplendono sotto il sole e un fresco vento scompiglia le cime degli alberi e accarezza le balle di fieno già raccolto. Difficile rievocare i lunghi giorni, mesi, anni di sangue passati tra le cime, le valli, le contrade dell’altopiano di Asiago, dove sono stati consumati i combattimenti della Grande Guerra dal 1915 al 1918. Con un bilancio terribile di carneficine, sconfitte, crollo dell’Impero, famiglie spezzate e ridotte alla miseria più nera, spalancando le porte a dittature e agli orrori della seconda guerra mondiale.
Tuttavia, anche in questi momenti più bui della storia, emergono storie come quella di padre Bruno Spitzl, benedettino dell’Abbazia di Salisburgo, Feldkurat del 59° Reggimento Rainer dell’esercito austro-ungarico. Dalla Galizia e dai Carpazi ai campi di battaglia degli Altopiani, del Grappa e di Caporetto. Le più toccanti testimonianze raccolte da Marco Cristini, Stefano Aluisini, Ruggero Dal Molin raccontano nel libro dal titolo “Un soldato di Dio”; attraverso testimonianze e studi di archivi emerge la sofferenza della popolazione civile, prima vittima di ogni guerra, e lo sforzo di salvare ogni vita possibile, anche tra gli stessi “nemici” di allora. In primo piano la figura di questo sacerdote straordinario il cui ruolo nella Storia proseguirà oltre la Seconda Guerra Mondiale, quando un filo rosso svela la sua misteriosa e più difficile “missione” nascosta tra le pagine più oscure del processo di Norimberga nel 1946.
Anche durante l’offensiva di Caporetto padre Spitzl, in quanto Feldkurat, non esita a forzare gli alti comandi per salvare alcuni soldati italiani assiderati, isolati sul Rombon. Perfettamente a suo agio con i soldati semplici, così come con lo stesso Imperatore d’Austria, ricordato in diversi aneddoti personali, rimane fedele alla propria missione spirituale e misericordiosa. Ma la sua storia continua ben oltre, quando il benedettino non esita ad affrontare la brutalità del nazismo, impadronitosi dell’Austria con l’Anschluss e poi di gran parte dell’Europa.
Nella parte finale del libro si svela infatti come, divenuto parroco a Vienna cerca di opporsi in tutti i modi alla dittatura, perseguitato dalla Gestapo, e viene a contatto, tra gli altri con Arthur Seyss-Inquart, politico, avvocato e criminale di guerra austriaco.
Succeduto rapidamente nel 1938 a Kurt Alois von Schuschnigg in qualità di nuovo Cancelliere, con le istruzioni ricevute per telefono da Hermann Göring apre le frontiere del paese alle truppe tedesche, permettendo l’Anschluss dell’Austria al Reich, del quale è sostenitore. Dal 1940 al 1945 ricopre il ruolo di Reichskommissar dei Paesi Bassi e, per due giorni, fu anche Ministro degli Esteri del Reich. Viene condannato a morte al Processo di Norimberga nell’ottobre del 1946.
Qui entra in scena il mistero della Fede e della Redenzione, che sempre sono il faro della vita di padre Bruno, che si lancia nella sua ultima e disperata “missione”, quella di salvare solo un’anima che tutto il mondo odiava e considerava perduta: una vicenda ricostruita nei capitoli finali del libro grazie alla collaborazione di diversi studiosi, musei ed archivi internazionali.
Seyss- Inquart sarà l’ultimo a salire sul patibolo la mattina del 16 ottobre, e le sue ultime parole furono: Spero che la mia esecuzione sia l’ultimo atto della tragedia della seconda guerra mondiale e che il mondo impari da questa guerra come la pace e la comprensione debbano esistere fra i popoli. Credo nella Germania”.
Pochi anni dopo padre Spitzl torna in Italia, come era suo desiderio profondo, celebrando una Messa su quel Monte Cimone dove aveva vissuto alcune delle pagine più terribili della sua vita, visitando Folgaria e il Sacrario del Leiten di Asiago. Come egli avrebbe voluto, hanno spiegato gli autori, il volume si chiude con la memoria dei suoi “Rainer” caduti, molti dei quali sepolti al Cimitero Militare di Folgaria; del resto, sono molti i nomi dei giovani soldati austro-ungarici caduti in battaglia con il 59° Reggimento che sono stati ricordati e, dove possibile, rintracciandone la sepoltura. Atto di pietas e di fedeltà alla storia.




