“La carità di Dio non è fondata sul calcolo, né sul solo sentimento, né riducibile a semplice filantropia, ma pervasiva di tutto il nostro essere: fuoco per l’anima, luce per la mente, impulso irresistibile per la libertà, pace e al tempo stesso tormento per il cuore, che batte in sintonia con altri cuori, coinvolgendo tutta la persona”.
Lo dice il Papa allo stadio di Gran Canaria celebrando la messa. Ai fedeli presenti, circa 40mila, Leona ha chiesto di pregare “per le anime dei fratelli e delle sorelle che hanno perso la vita in mare” al culmine di una giornata quasi interamente dedicata al tema dei migranti.
Gioia, commozione, festa e tanta, tanta preghiera. Questa, la sintesi della Santa Messa che papa Leone XIV nel tardo pomeriggio di oggi ha celebrato presso lo Stadio di Gran Canaria. Uno stadio inaugurato l’8 maggio del 2003, situato nel quartiere denominato “Siete Palmas” a Las Palmas de Gran Canaria. Un boato accoglie il papa: la festa è grande. Grandissima. L’accoglienza riservata al vescovo di Roma è davvero entusiasmante: colori e suoni, echi, un gran “tifo da stadio”, si direbbe. E al papa piace tutto ciò: se lo stadio lo accoglie, così anche lui accoglie il sentimento di questo popolo che attendeva il papa. Lo attendeva con grande trepidazione.
Quella che il papa riserva a questa celebrazione eucaristica – curata in ogni minimo dettaglio – è un’omelia che si concentra soprattutto sulla solennità di domani, quella del Sacro Cuore di Gesù, “a cui la Spagna intera è consacrata” ci tiene a precisare papa Leone XIV.Oggi, la Messa per i Primi Vespri della solennità. E il suo ricordo va subito alle “sofferenze di cui questa terra è testimone”. Si riferisce a chi ha perso la vita in mare papa Leone XIV. Proprio nella tarda mattinata di oggi si era recato a rendere omaggio alle vittime dei naufragi del 2020 quando arrivarono, nel giro di una settimana, circa 3.000 migranti che trovarono moltissime difficoltà nel poter approdare. Era da poco tempo scoppiata l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus. Dalla Mauritania e dal Senegal, dal Marocco e dal Sahara, furono tantissimi i migranti che cercarono di raggiungere le coste a bordo di imbarcazioni di fortuna. A causa della pandemia, però, nessuno poteva accedere al porto: solo la Caritas si organizzò per prestare soccorso ai naufraghi, fornendo cibo e materiale sanitario. Un viaggio, quello di molti, che si spende nelle acque delle Canarie.
Dopo questo ricordo, papa Leone XIV, si è voluto concentrare sulle Letture della Liturgia. Parte dalla prima Lettura, il Deuteronomio:”Dio ricorda agli Israeliti la gratuità con cui li ha amati. Li ha scelto non perché abbiano prerogative, doti o meriti particolari, ma per puro amore, e continuerà ad amarli sempre, anche quando, per il loro cuore indurito, non corrisponderanno ai suoi sentimenti” così il pontefice. Ed è questa la carità di Dio, “nella quale ha le sue radici la nostra vocazione all’amore: non fondata sul calcolo, né sul solo sentimento, né riducibile a semplice filantropia, ma pervasiva di tutto il nostro essere: fuoco per l’anima, luce per la mente, impulso irresistibile per la libertà, pace e al tempo stesso tormento per il cuore, che batte in sintonia con altri cuori, coinvolgendo tutta la persona”. E poi approfondisce il verbo amare – che per il pontefice – “è connaturale all’uomo, anzi è condizione di pienezza della sua stessa esistenza”. Così è l’amore nell’umanità di Dio e “nei moti del suo Cuore sacratissimo: immutabile e fedele anche di fronte all’incomprensione e al rifiuto, alla paura, alla tristezza e all’umana resistenza” sottolinea papa Leone XIV.
Il volto di Dio è sempre “innamorato”, “totalmente e costantemente desideroso del nostro bene e della nostra piena felicità” ricorda. E aggiunge: “Noi riconosciamo la via della vita, imparando un nuovo modo di esistere e di rapportarci, un metro diverso per valutare le scelte, uno stile rinnovato e rigenerante di fare comunione”. Cosa vuol dire allora amare? Papa Leone XIV definisce amare, con il “ricambiare amore per amore”: “ecco lo scambio meraviglioso, l’«admirabile commercium» da cui il Vangelo ci invita a lasciarci coinvolgere, traducendo la misura infinita dell’amore di Dio nella generosità con cui Lo serviamo, ogni giorno, nei fratelli e nelle sorelle che Lui stesso pone sul nostro cammino, specialmente in quelli più bisognosi, indifesi, incapaci di rendere il cambio”. Pone l’accento ancora una volta sulla gratuità del Cuore di Cristo che si impegna “ad aiutare ciascuno non solo a sopravvivere, ma anche a ritrovare fiducia ea riprendere il cammino, per crescere e fiorire pienamente nella sua unicità, per il bene di tutti”. E cita papa Benedetto XVI – il testo dell’enciclica “Caritas in veritate” – quando scriveva che la carità “di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena […] è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera”.
Poi, passa alla seconda Lettura nella quale san Giovanni ricorda che “Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avevamo la vita per mezzo di lui”. Le sue parole richiamano quelle di Gesù, che “ha detto di essere venuto perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza e che ha ordinato al paralitico guarito: «alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina»” continua il pontefice. Per questo motivo è rivolto l’invito – a tutti noi – di “abbracciare maternamente chi soffre, ma al tempo stesso a preparare e spingere chi è stato ferito a rialzarsi ea rimettersi in marcia, per una vita libera e degna”. Da ciò un dato: la carità non dev’essere mero assistenzialismo, ma deve essere “volta a integrare le persone, per la loro piena realizzazione – spirituale, intellettuale e fisica – e il loro inserimento degno e costruttivo nella comunità”.
Ancora, poi, una riflessione sul Cuore di Cristo: sull’umiltà. “Il Cuore di Gesù è umile – dice papa Leone XIV – e perciò non ne sentono i battiti i “dotti” ei “sapienti”, cioè quelli che hanno la presunzione di bastare a sé stessi, di sapere tutto, e di non aver bisogno né di Dio né degli altri”. In questo caso è impossibile ascoltare i battiti del Cuore di Cristo perché il troppo “io” copre il suono di “ridondante, onnipresente e irrequieto” (questi gli aggettivi che usa). Gesù ci insegna invece che per gustare la gioia vera della vita – “che è nell’amore” sottolinea – è necessario “scendere dai piedistalli della supponenza che divide, per incontrarsi nell’umiltà che affratella”. Solo dove c’è autentica umiltà “c’è amore, e dove c’è amore c’è pace” (riprende sant’Agostino in questo punto) “perché solo nell’umiltà conosciamo realmente chi siamo e dunque possiamo amarci, incontrarci, donarci e perdonarci nella verità”.
E a fine della celebrazione eucaristica alcune parole di saluto da parte del vescovo de le Isole Canarie, monsignor José Mazuelos Pérezmonsignor José Mazuelos Pérez (al quale il pontefice ha donato, un calice): “La sua visita è stata un vero segno di comunione con la Chiesa universale e un rinnovato invito a vivere con autenticità il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo. In questa celebrazione eucaristica, culmine e fonte della vita cristiana, abbiamo potuto navigare nell’oceano d’amore che sgorga dal Sacro Cuore di Gesù e abbiamo avuto la gioia di condividere con lei la fede della Chiesa”.
Ma ancora un momento di grande commozione, alla fine del saluto del presule: la gente radunata nello stadio sembra non voglia far andare via il pontefice. Urla, grida: “Viva il papa”. Il pontefice si commuove. Gli occhi esprimono tutto. “Viva il papa. Viva il papa”: il suono ha tutto il calore di un “goal”. Il papa con la sua simpatia e semplicità ha fatto centro.






