Gli operatori di Caritas Gerusalemme operano in mezzo a una situazione tragica e complessa rispetto alla quale la comunità internazionale dimostra la propria impotenza e, al tempo stesso, la mancata volontà di individuare vie realistiche di soluzione, al di là dei ricorrenti proclami. Lo denuncia una nota della stessa Caritas che lancia “un appello per un’azione urgente” e “invita governi, organizzazioni umanitarie, istituzioni religiose e persone di coscienza in tutto il mondo a: richiedere un cessate il fuoco immediato; garantire un accesso umanitario senza ostacoli; garantire la protezione dei civili, in particolare dei bambini e delle famiglie sfollate. Le vite sono appese a un filo. Il mondo non deve distogliere lo sguardo”.
Caritas diffonde la comunicazione odierna di Caritas Gerusalemme. “La crisi umanitaria a Gaza – si legge nel report – ha raggiunto un livello di devastazione senza precedenti. Con l’intensificarsi delle ostilità e il blocco dei rifornimenti essenziali, ogni settore della vita civile è al collasso”.
Cariats parla di “un sistema umanitario in caduta libera”, e sulla “sicurezza alimentare”, spiega, “la fame acuta ha colpito l’intera popolazione. I panifici supportati dalle Nazioni Unite sono chiusi. I crescenti attacchi contro i richiedenti aiuti, 758 morti e oltre 5.000 feriti dal 27 maggio, hanno bloccato le consegne di cibo”.
Per quanto riguarda acqua, servizi igienico-sanitari e igiene: “oltre l’80% delle infrastrutture Wash si trova in zone di conflitto attivo. La carenza di carburante ha paralizzato la produzione idrica, il trattamento delle acque reflue e lo smaltimento dei rifiuti. Quasi il 40% di tutte le malattie segnalate è ora diarrea acquosa acuta”. Salute: “gli ospedali sono sovraffollati e con risorse insufficienti. Forniture mediche, carburante e posti letto sono in grave carenza. Solo a giugno sono stati segnalati 484 casi sospetti di meningite. Le malattie trasmesse dall’acqua e la malnutrizione sono in rapido aumento”. Protezione: “le famiglie sono sempre più esposte a violenza di genere, sfruttamento minorile e traumi psicologici estremi. Molti servizi in prima linea hanno cessato le operazioni a causa dell’insicurezza e della distruzione”.
Istruzione: “oltre 15.800 studenti e 700 membri del personale scolastico hanno perso la vita. 85 spazi di apprendimento temporanei hanno interrotto le attività, con conseguenze per oltre 33.000 bambini. L’istruzione è praticamente bloccata”.
Rifugi: “si stima che 1,3 milioni di persone abbiano urgente bisogno di rifugi di emergenza e di articoli per la casa. Da marzo non è entrato a Gaza alcun materiale per la costruzione di rifugi, mentre il sovraffollamento e i ripetuti sfollamenti aggravano l’emergenza umanitaria”. Logistica e telecomunicazioni: “l’accesso umanitario è stato gravemente ostacolato. Oltre 680 camion rimangono bloccati al confine. La carenza di carburante minaccia di far precipitare Gaza in un blackout totale”.






