L’ultima Messa di Papa Leone XIV in Africa. L’ultimo discorso nella Guinea Equatoriale, il quarto ed ultimo paese africano visitato dal Pontefice in questo viaggio lungo 11 giorni. Tanti gli incontri, i discorsi, le testimonianze che si stanno per concludere. La Messa a Malabo è l’ultimo grande evento, presso la Stadio della città dove previsti circa 30.000 fedeli.
Lo Stadio di Malabo, inaugurato nel 2007, è un impianto sportivo polivalente, e viene utilizzato come campo casalingo dalla nazionale di calcio della Guinea Equatoriale. Ha ospitato otto gare della Coppa d’Africa 2012 e dieci della Coppa d’Africa 2015.
Dopo un giro in papamobile, il Papa si prepara per la Santa Messa. Tanti gli strumenti musicali che hanno animato la Messa, in particolare una danza ha accompagnato il Gloria.
Prima dell’omelia il Papa ha voluto salutare tutta l’arcidiocesi di Malabo, il suo pastore, la sua chiesa, e allo stesso tempo porgere le sue condoglianze per la morte pochi giorni fa, del loro vicario generale, “che ricordiamo in questa Eucaristia”, ha detto. “Invito a vivere con spirito di fede questo momento di dolore e confido che si faccia piena luce sulle circostanze della sua morte”, ha aggiunto Papa Leone XIV.
La Chiesa cattolica in Guinea Equatorial è in lutto per la morte improvvisa di padre Fortunato Nsue Esono, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Malabo. È deceduto inaspettatamente il 17 aprile all’età di soli 39 anni, pochi giorni prima della prevista visita di Papa Leone XIV. Padre Fortunato è morto nella sua residenza presso la parrocchia Nostra Signora di Bisila. La sua scomparsa è avvenuta solo nove mesi dopo la sua nomina a Vicario Generale e appena quattro giorni prima dell’arrivo del Papa, visita alla cui preparazione aveva contribuito attivamente.
Il Papa per l’omelia di oggi, in spagnolo, parte dalle Scritture. “Partecipando al cammino di un viandante, che da Gerusalemme torna proprio in Africa, il diacono Filippo gli domanda: «Capisci quello che stai leggendo?». Quel pellegrino, un eunuco della regina d’Etiopia, gli risponde subito con umile sagacia: «E come potrei capire, se nessuno mi guida? La sua domanda diventa così non solo un appello alla verità, ma un’espressione di curiosità. Guardiamo con attenzione a chi sta parlando: è un uomo ricco, come la sua terra, ma schiavo. Tutti i tesori che amministra non sono suoi: sue sono le fatiche, che vanno a beneficio di altri. Quest’uomo ha intelligenza e cultura, e lo dimostra sia nel lavoro che nella preghiera, ma non è pienamente libero. Questo stato è dolorosamente impresso sul suo corpo: si tratta infatti di un eunuco. Non può generare vita: le sue energie sono tutte a servizio di un potere che lo controlla e lo domina” , dice il Papa.
“Proprio mentre sta tornando nella sua patria, l’Africa, diventata per lui luogo di servitù, l’annuncio del Vangelo lo libera. La parola di Dio, che ha tra le mani, porta un frutto sorprendente nella sua vita: quando incontra Filippo, testimone del Cristo crocifisso e risorto, l’eunuco diventa non solo lettore della Bibbia, cioè spettatore, ma protagonista di un racconto che lo coinvolge, perché riguarda proprio lui. Il testo sacro gli parla e suscita la sua domanda di verità. È così che questo africano entra nella Scrittura, ospitale verso ogni lettore che voglia capire la parola di Dio. Entra nella storia della salvezza, ospitale verso ogni uomo e ogni donna, soprattutto verso gli oppressi, gli emarginati e gli ultimi. Al testo scritto corrisponde ora il gesto vissuto: ricevendo il Battesimo, egli non è più un estraneo, ma diventa figlio di Dio, nostro fratello nella fede. Schiavo e senza discendenza, quest’uomo rinasce a vita nuova e libera nel nome del Signore Gesù: del suo riscatto parliamo ancora noi oggi, proprio mentre leggiamo le Scritture!”, commenta ancora il Papa nell’omelia.
Lo stadio è un tripudio di bandiere, canti, cappellini colorati, tanta gioia. “Insieme leggiamo la Scrittura come bene comune della Chiesa, avendo per guida lo Spirito Santo, che ha ispirato a comporla, e la Tradizione apostolica, che l’ha custodita e diffusa su tutta la terra. Come chiede l’eunuco, anche noi possiamo capire la parola di Dio grazie a una guida che ci accompagna nel cammino di fede, come è stato il diacono Filippo”, continua il Pontefice nella sua omelia in spagnolo.
“Attraverso l’esodo definitivo che è la Pasqua di Gesù, ogni popolo viene liberato dalla schiavitù del male”, continua il Papa.
“Perciò incoraggio tutti voi, Chiesa che vive nella Guinea Equatoriale, a continuare nella gioia la missione dei primi discepoli di Gesù.Leggendo insieme il Vangelo, siatene appassionati annunciatori, come fu il diacono Filippo. Celebrando insieme l’Eucaristia, testimoniate con la vita la fede che salva, affinché la parola di Dio diventi pane buono per tutti!”, conclude infine Papa Leone XIV. (ACI Stampa).






