E’ stata una delle prime invocazioni che, uscite dalle labbra di nonna, sono andate subito ad infilarsi nelle mie orecchie, per raggiungere il cuore, suggerirgli il da farsi. Poco importa se sia di primo mattino, prima di coricarsi alla sera, nel mentre di un’emergenza: «O Dio vieni a salvarmi – recita la versione mattutina del pronto soccorso – Signore vieni presto in mio aiuto». La reciti assonnato e indeciso, ma intanto la reciti e queste parole fanno facente funzione di allarme: “Signore, ascoltami altrimenti la vedo dura!” Chissà se, recitandole, le sappiamo riportare alle origini. Alla prima volta che vennero pronunciate da labbra umane, le labbra del primo Papa dell’era cristiana: «Signore, salvami» gridò il pescatore quando, insabbiatosi tra la tempesta e il suo Sole, mise alla prova il suo Cristo per veder se non fosse, per caso uno dei tanti fantasmi che si agitavano dentro di lui: «Se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque» gli propose. Una proposta buffa se pensiamo ch’è uscita da un uomo che, di mestiere, giurava ai quattro venti di saperci fare con le acque: domarle, restare in piedi sulle onde, a pelo d’acqua sfidare i lucci e le sardine nel mare di Tiberiade. Sfida accettata al volo: «Vieni!» Poi – sulle ali dell’entusiasmo siano tutti novelli Neil Amstrong! – basta una folata di vento e la fiducia si eclissa: «Signore, salvami». La fede del pescatore di Galilea è tutta qui, arriva fino a qui: fino a quando nessun vento si alza, finchè la situazione è sotto controllo, finchè la tempesta non ti minaccia di buttarti in aria, assieme alle tue sicurezze. Poche immagini, come questa, sono contemporanee alla vita della Chiesa: Gesù in preghiera, i discepoli sballottati in mezzo alla buriana. Da parte dei discepoli il sospetto che a Dio non importi più di tanto della loro situazione; a Dio il sospetto che i discepoli pensino davvero al fatto grave che Lui si sia dimenticato di loro. O, peggio, che sia indifferente alle loro emergenze. La tempesta c’è, lui c’è: «Andò verso di loro camminando sulle acque». Era in disparte: non per questo gli erano usciti dal mirino dello sguardo.
I Vangeli sono pieni di tempeste, sono incroci di burrasche, archivi eterni di venti e spaesamenti. Il dubbio sembra lecito, sin dagli inizi dell’avventura: “Mai una volta che si possa stare tranquilli, sul lettino in spiaggia a prenderci il sole” sembra bofonchiare Pietro. La terra ha le sue sicurezze, i suoi punti d’appoggio, i suoi porti. Cristo, invece, le partite più imprevedibili ama giocarsele sul mare, camminando sulle acque, facendo fare le capriole ai cuori degli amici. Che non capiscono granchè di questa rischiosa strategia. Gliela spiegherà Cristo, strada facendo: “Pietro, il motivo è più semplice di quel che pensi tu: il fatto è che i tuoi nemici non sanno nuotare, per questo ti porto in alto mare, bandiera è rossa. Ti ci porto per proteggerti, non per farti annegare”. A sentirlo mentre discute al mercato, Pietro sogna i cambiamenti, ama le variazioni, ricerca i casini più intricati. Poi, però, quando arrivano sente che gli manca l’acqua da sotto i piedi, allo stesso modo in cui manca la terra da sotto i piedi. E Cristo ritorna ad essere sotto processo: «Se sei tu (allora)». All’amore si torna a mettere le condizioni.
Quando il mare ospita la burrasca, pare scontato dire che la tempesta la si conosce molto più della presenza del Signore che, confrontato con la tempesta, pare diventare una sorta di fantasma. Eppure, a guardarlo bene, lui cammina in mezzo alla tempesta, si fa spazio in mezzo alle nostre tempeste, continua a dar segni di vita ogni qual volta il mare sembra far collassare la nostra barchetta. È la solita storia degli opposti che convivono: grano e zizzania, bene e male, Dio e Satana, Cristo e la tempesta. Lo spavento e il conforto. Pare questa, alla fine della fiera, la grande sfida ancora in atto: fidarci del Dio che, a volte, pare faccia di tutto per non farsi conoscere dal vivo. Oppure fidarci delle nostra paure che, al contrario, conosciamo così bene da ospitarle persino nel nostro letto di notte.





