“Oggi il Vangelo ci parla di Gesù che, sul lago di Galilea, raggiunge i discepoli nel mezzo di una tempesta, camminando sulle acque. Dopo il miracolo dei pani e dei pesci, il Maestro spinge i suoi a salire in barca e a prendere il largo, mentre Lui si ritira sul monte, da solo, a pregare. Lontani dalla riva, però, essi si trovano in balia del vento e faticano ad avanzare. Dopo un’esperienza di successo, in cui erano stati protagonisti di un segno prodigioso, ora si ritrovano impotenti e spaventati di fronte alla minaccia delle onde e del vento contrario.
Sul finire della notte, Gesù va loro incontro sulle acque agitate, e impauriti lo scambiano per un fantasma. Ma Egli dice loro: ‘Coraggio, sono io, non abbiate paura!’. La presenza del Signore cambia tutto: Pietro addirittura riesce a fare alcuni passi sopra le onde verso di Lui; poi si spaventa, affonda e Gesù lo salva. Quando poi il Maestro sale sulla barca, la tempesta si calma, e allora sgorga spontanea dal cuore dei discepoli la professione di fede: ‘Davvero tu sei Figlio di Dio!'”. Così Papa Leone nell’Angelus in piazza San Pietro.
“Per giungere a questo, non è bastato loro aver assistito a un miracolo, né aver avuto successo davanti alla gente – ha continuato il Pontefice – hanno dovuto passare attraverso l’esperienza della loro debolezza e, in essa, riconoscere la presenza di Dio. Solo così hanno potuto aprire veramente gli occhi e il cuore alla sua vicinanza, ritrovando pace anche in mezzo alla tempesta. Un giorno, tempo dopo, Gesù dirà loro: ‘Se avrete fede e non dubiterete, se direte a questo monte: ‘Levati e gettati nel mare’, ciò avverrà’. E proprio questo essi hanno sperimentato sul lago: la pace di Cristo, che era stato sul monte a pregare, li ha raggiunti in mezzo alla furia delle acque”.
“Questo miracolo, allora, ci insegna una cosa importante – ha sottolineato il Papa – prima di tutto a non esaltarci davanti al successo e a non presumere mai di noi stessi; e al tempo stesso a non disperare, neanche nei momenti di buio, quando ci sentiamo impotenti davanti ai problemi e, nonostante i nostri sforzi, ci sembra di andare più indietro che avanti. In qualsiasi circostanza, Gesù non ci abbandona e, se lo accogliamo umilmente nella barca della nostra vita, con la preghiera, con i Sacramenti, con l’ascolto della sua Parola, in Lui troveremo la pace, troveremo luce e forza per il nostro cammino. Ci aiuti Maria a vivere così, con abbandono fiducioso in Dio, Lei che fu proclamata beata per la sua fede”.
“Continuo a seguire la tragica situazione in Sudan, specialmente nella città di El Obeid. Esprimendo la mia vicinanza spirituale a tutto il popolo della nazione, rinnovo il mio appello alle autorità affinché garantiscano corridoi umanitari per la popolazione civile. Allo stesso tempo, esorto la comunità internazionale a sostenere gli sforzi volti a raggiungere un cessate il fuoco immediato”. Così Papa Leone subito dopo l’Angelus.
“Preghiamo – ha proseguito il Pontefice – affinché il Signore sostenga coloro che soffrono, converta i cuori di coloro che seminano violenza e conceda la pace tanto attesa. Continuano a giungere notizie dolorose di persone innocenti uccise e ferite in Ucraina e in Russia. Tragici episodi si susseguono, anzi si moltiplicano, provocando sempre più vittime civili, tra cui anche bambini. Sono vicino alle famiglie delle vittime, ai feriti e a tutti coloro che soffrono a causa del conflitto in atto”.
“Di fronte a tanto dolore rinnovo un accorato appello affinché si rispetti il diritto umanitario e cessino da entrambe le parti gli attacchi che coinvolgono obiettivi civili. La guerra non fa che generare altra guerra – ha ribadito – e provoca enormi sofferenze. È tempo di fermare la spirale di violenza e dare spazio alla diplomazia e al dialogo per aprire la strada alla pace”.





