Al termine della sua visita alla Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, Papa Leone si è fermato a salutare e benedire i pellegrini e in particolare un gruppo di malati e disabili che lo aspettavano fuori dalla basilica, in piazza.
Tra l’emozione di tutti il Papa ha stretto mani, benedetto, salutato bambini e donato loro anche qualche rosario. Come è successo a Nicolò un bimbo con la sindrome di Down che ha avuto in dono dal Santo Padre un rosario di perline bianche. Papa Leone si è fermato qualche secondo con Carmen, una signora sulla carrozzina, che gli ha regalato un rosario. “Abbiamo parlato un po’ e gli ho dato in dono una corona del Rosario benedetta a Lourdes, dove sono appena stata – ha spiegato molto emozionata – e gli ho detto che è speciale perché ha sei decine e non cinque.
Infatti durante l’ ultima apparizione la Madonna aveva detto a Bernadette di dire una decina in più per pregare per malati e peccatori”. Il Papa allora ha risposto a Carmen “devo andare anche io a Lourdes”.
Le parole del Papa davanti al Duomo di Pavia
“Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza. Però, come ci ha detto Sant’Agostino, se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo cominciare con noi stessi. Vuol dire: basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il ‘bullying’, basta con tutte quelle cose che fanno la guerra fra le persone, fra le comunità, fra i paesi.
Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”. Lo ha detto il Papa salutando i ragazzi degli oratori e la comunità sudamericana che lo hanno accolto davanti al Duomo di Pavia.
“Cercate di costruire autentica amicizia. Non amicizia solo con lo schermo, con il telefonino, autentica amicizia in persona, presenti, tutti presenti E così troveremo che Gesù davvero vive fra noi, Gesù sarà presente”. Lo ha detto il Papa a Pavia, parlando ai ragazzi degli oratori.
Le parole del Papa alla cittadinanza
“Quando l’indifferenza sembra disgregare la nostra comunità, occorre rinnovare l’attiva partecipazione di tutti alla vita cittadina. Dinanzi a forme di degrado e di analfabetismo civico, siamo chiamati a condividere linguaggi di dedizione e di servizio, che custodiscono piazze, parchi, strade come luoghi di incontro per eccellenza. Questa buona cittadinanza sa coltivare la concordia attraverso il dialogo e l’incontro costruttivo tra le persone e le culture che animano Pavia”. Lo ha detto il Papa nel discorso alla cittadinanza.
“Oggi invito ciascuno di voi a ripetere dentro di sé: mi interessa la nostra città! Mi interessa la salute di chi ho accanto, mi interessa la bellezza del luogo in cui abito, mi interessa la qualità della vita negli ambienti in cui lavoro e dove trascorro il tempo libero. Mi interessa questa pianura così fertile, dove ogni campo e ogni fosso porta i segni del lavoro paziente di chi per secoli ha ascoltato il ritmo del creato, sentendosi in armonia con la natura”, ha aggiunto Leone XIV.
Il Papa, nel discorso alla cittadinanza di Pavia, ha anche citato la Costituzione italiana.
“Ci troviamo tra monumenti che parlano di voi, e che perciò parlano a voi. Mi riferisco non solo a quelli antichi, ma alle case, alle scuole, all’università, all’ospedale, ai centri parrocchiali. Sono tutti luoghi significativi, strutture dotate di senso proprio, che testimoniano accoglienza, educazione, cultura. In forme distinte attestano una medesima cura della persona-in-comunità, con la sua dignità e i suoi valori, quelli che vi uniscono come un solo popolo e che sono anche alla base della Carta Costituzionale italiana”, ha sottolineato Leone XIV.
Non si può “credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede. Con questa fiduciosa apertura, infatti, la ragione umana domanda e progetta: non si chiude in logiche di profitto o di dominio, ma scopre nuovi modi per prendersi cura di sé e del mondo”, ha detto ancora il Papa. “Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita”, ha aggiunto Leone XIV.




